Grave lutto per il Cagliari: questa mattina è morto Fabian O’Neill. Il trequartista uruguayano era ricoverato da ieri in terapia intensiva
Zinedine Zidane diceva di lui che era «il giocatore di maggior talento talento» che aveva personalmente visto in azione. Morto Fabian O’Neill: l’ex numero 10 del Cagliari non ce l’ha fatta. Ricoverato dalla vigilia di Natale per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, il trequartista di Pasos de los Toros è deceduto questa mattina a soli 49 anni nella Clinica Medica Uruguaya di Montevideo.
Al Cagliari dall’autunno 1995, quando l’allora presidente isolano Massimo Cellino l’aveva acquistato dal Nacional Montevideo, fino al 2000, quando venne ceduto alla Juventus per 18 miliardi di Lire più il cartellino di Ametrano, ha collezionato 136 presenze e 16 reti ma soprattutto regalato ai tifosi giocate indimenticabili e numeri da vero fuoriclasse.
A Torino ormai i problemi extracampo (alcol, donne e scommesse alle corse dei cavalli) avevano preso il sopravvento sul grande talento e il flop fu inevitabile: 20 presenze senza lasciare il segno, prima di tentare il rilancio (senza riuscirci) al Perugia (9 presenze e un gol). Quindi un breve ritorno in Sardegna prima di rivestire per un’ultima stagione la maglia del Nacionál, portando a 19 gol in 79 gare il bilancio con lo storico club uruguayano. Alle presenze con i club vanno aggiunte 19 partite e 2 reti con la Celeste.
A soli 29 anni il fisico, pesantemente stravolto dai vizi, non gli permette più di fare quello che più ama ed ‘El Mago’, come tutti lo chiamano in patria, deve ritirarsi. Segue una lotta impari contro tutti gli stravizi, in primis l’abuso di alcol, che gli provocherà una cirrosi epatica.
«I miei problemi, andati avanti nel corso degli anni, rimangono – ammise in un’intervista del 2017 –. Prima di tutto ho avuto problemi con l’alcol: dopo un’operazione alla vescica non avrei dovuto toccare un bicchiere per tre anni, ma ho resistito soltanto un mese. Va meglio con le scommesse perché non ho più soldi per poter giocare».
Debilitato dall’alcol, ridotto in povertà dopo aver perso tutto quanto aveva guadagnato negli anni gloriosi da calciatore, O’Neill era stato ricoverato una prima volta nel 2020 per una grave patologia epatica e varie infezioni, la più grave alle vie urinarie. Dopo l’ingresso in ospedale durante la pandemia aveva smesso di bere, così da iniziare una nuova vita in patria.
«Sono un altro O’Neill – aveva assicurato in un’intervista a ‘Teledoce’ –, mi sento molto meglio. Sto al 70%, nulla a che vedere con quello che mi accadeva prima. Sto con la mia famiglia e cerco di stare il più possibile con chi mi vuole bene. Da quando mio figlio con un amico mi hanno portato in questa clinica, da tre mesi mi sento molto meglio».
Il peggio sembrava alle spalle, invece la situazione è tornata ad aggravarsi nell’ultima settimana, fino al ricovero d’urgenza la vigilia di Natale. La sua dipartita lascia un vuoto enorme nei tifosi del Cagliari, che lo hanno sempre considerato un beniamino, anche per la sua grande generosità verso gli altri e quel suo modo sfrontato, quasi irriverente di sfidare senza paure gli avversari più forti.
Perché quando O’Neill stava bene, era capace di sostenere da solo il centrocampo, di saltare gli avversari che gli si ponevano di fronte con un dribbling o un tunnel, o di cambiare completamente il gioco con lanci millimetrici di 40 metri, quasi avesse un goniometro al posto dei piedi, di sfornare assist per i compagni o di risolvere personalmente andando a segno. Sempre, rigorosamente, con i calzettoni abbassati. Come un ‘Mago’ di cui i problemi della vita e la sfortuna ci hanno privato troppo presto.
«È sempre stato troppo buono con gli altri – sintetizzerà parlando di lui il giornalista Alberto Kesman parlando di Fabian – ma cattivo con se stesso».


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