Storie rossoblù – Puppo Gorini il Cagliari e Sant’Efisio: la processione tra le macerie del 1° maggio 1943

Racconti, fatti e aneddoti della storia rossoblù: quando il santo viaggiò tra le macerie di una città devastata dai bombardamenti. Gorini il Cagliari e Sant’Efisio

Dopo il devastante bombardamento del 28 febbraio 1943, Cagliari si svuota. La popolazione fugge, restano i rifugi e una città sventrata, in particolare il quartiere di Stampace. È una quotidianità sospesa, segnata dalla paura. Ed è in dubbio anche la possibilità che si svolga la centenaria tradizione della processione di Sant’Efisio, il patrono della città e dell’intera Sardegna, che nel 1656 aveva liberato il capoluogo sardo dalla terribile epidemia di peste bubbonica, che ne aveva dimezzato gli abitanti.

I fedeli chiedono di poter effettuare lo stesso il pellegrinaggio per lo scioglimento del voto. La prima risposta della Prefettura è però negativa per evitare di mettere a repentaglio la sicurezza.

Ed è in quel momento che emerge il ruolo chiave della famiglia Gorini e in particolare di papà Giannetto, imprenditore del latte trasferitosi a Cagliari da Mussolinia, l’attuale Arborea. «Il prefetto Leone – ricorderà Gesualdo Gorini, fratello del calciatore del Cagliari Puppo, a l’Unione Sarda – autorizzò nostro padre Giannetto a distribuire latte e latticini senza la tessera di razionamento». Le consegne raggiungono i rifugi uno a uno, mentre con lo sfollamento i prodotti caseari arrivano in diversi centri dell’isola.

La figura dell’imprenditore e della sua famiglia resterà legata per sempre alla festa di Sant’Efisio. Livornese di origine ma sardo di adozione, Giannetto era nato da un’umile famiglia. Rimasto orfano a 8 anni a causa dell’influenza spagnola, non aveva mai smesso di guardare oltre e di costruire i suoi sogni.

Sarà grazie alla sua generosità che la Festa di Sant’Efisio potrà svolgersi anche tra le macerie di una città ferita e lacerate dei bombardamenti. La tenacia della gente, dei fedeli alla fine ha la meglio. La Prefettura, dopo qualche tentennamento, dice sì alla processione. Impone limitazioni rispetto agli assembramenti, che possono essere visti dall’alto, e autorizza il trasporto del santo, non con un carro ma su un piccolo camioncino scoperto: un Fiat 1100 verde scuro messo a disposizione proprio dall’imprenditore, papà del calciatore Puppo.

«Avvenne che l’arcivescovo di Cagliari, monsignor Piovella, non sapesse come fare per poter fare la processione e continuare la tradizione – racconterà Puppo Gorini in un’intervista – e si rivolse a un collega di mio padre, Angelo Tamponi, grossista alimentare e dirigente dell’Azione Cattolica. Lui interpellò mio padre, cheha accettato immediatamente la proposta».

«Alle 6.30 eravamo lì, alla Chiesa di Sant’Efisio, per cercare di incatenare la statua sul cassone del furgone. Trovammo il santo con un dito rotto, perché era caduto a casusa di uno spostamento d’aria in uno dei bombardamenti, e lo aggiustarono con del fil di ferro. L’abbiamo legato bene al cassone del camioncino, ma restava il problema che il tragitto di via Sassari era pieno di macerie che ostruivano la strada. Marino Cau, che ha fatto la documentazione filmata, assoldò allora dei ragazzi per spalare le macerie»

Il 1° maggio 1943, in una Cagliari devastata e irriconoscibile, il nobile gesto consente lo svolgimento della processione di Sant’Efisio. La statua del martire viene caricata e trasportata a bordo del camioncino con il quale Giannetto traportava il latte vaccino in tutta l’isola. Alla guida c’è Giovanni Vargiu, dipendente dell’azienda, mentre accanto a lui siede proprio il giovane figlio Puppo Gorini, allora centrocampista rossoblù. «Babbo mi chiese di seguire l’autista», chiarirà. I fedeli possono sciogliere il loro voto al santo anche in un contesto tragico come quello della Seconda Guerra Mondiale.

«Tutto avvenne in un’atmosfera irreale – ricorderà Puppo anni dopo –. Intorno alle 10,30, ci muovemmo a passo veloce in una città nella quale c’era un silenzio opprimente, rotto soltanto dalle invocazioni in sardo dei fedeli, donne soprattutto, che lasciavano per un attimo i rifugi per avvicinarsi alla statua, deporre ai suoi piedi una supplica, monete, medagliette, piccoli oggetti d’oro, ex voto. Tutto avveniva molto in fretta, tante preghiere perché la guerra finisse, e poi, di corsa, le donne fuggivano verso i rifugi, diventati per tanti una seconda casa. Ma alla fine il voto in onore del santo fu sciolto anche quella volta».

L’immagine del simulacro che attraversa una città distrutta resta tra le più forti della memoria collettiva: Sant’Efisio “in cammino” tra le macerie, fino a Nora, nel rispetto di una tradizione mai interrotta.

Il centrocampista Mario Puppo Gorini con la maglia del Cagliari (Foto: Cagliari Calcio)

Per Puppo Gorini quella giornata resterà indelebile. In seguito avrà anche la possibilità di raccontare più volte la festa nelle vesti di giornalista, il mestiere che scelse negli anni Settanta dopo aver concluso la breve carriera con il Cagliari Calcio, con cui iniziò a giocare giovanissimo e collezionò 36 presenze e 15 gol negli anni Quaranta, e dopo aver lavorato nell’azienda paterna.

In quel camioncino, tra guerra e devozione, si incrociano storie diverse: una famiglia, una città ferita e la fede dei cagliaritani e del popolo sardo, con un rito che nemmeno le bombe riuscirono a fermare. Puppo Gorini, scomparso a 88 anni nel 2015, resterà una figura leggendaria nella storia del Cagliari e della stessa Sardegna.

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