Giorno per giorno Cagliari1920news vi svelerà la Top 100 con i migliori rossoblù di sempre: al 93° posto Mario Puppo Gorini, una leggenda del club
La cornice è quella della Seconda Guerra Mondiale. Il Cagliari, ripartito dopo il fallimento del 1935, disputa il Campionato di Prima Divisone Regionale e cerca di mantenersi e crescere in vista di tempi migliori. Sono anni di forti ristrettezze economiche e di grandi difficoltà, con i bombardamenti aerei sulla città da parte degli Americani. I calciatori più forti sono chiamati a combattere dal Regime fascista, così nella squadra rossoblù entrano a far parte diversi calciatori minorenni. Fra questi a partire dal 1942 c’è anche un elegante centrocampista con il ‘vizio del goal’, Mario Gorini, detto ‘Puppo’ perché il più giovane di tutti.
Figlio di genitori livornesi trapiantati nell’isola, Puppo era nato a Oristano il 20 dicembre 1926. Il padre era un imprenditore del settore della distribuzione lattiero-casearia e lui si affacciava nel panorama del calcio isolano. Ma il 13 maggio 1943 una bomba cade sul Campo di Via Pola, l’impianto che ospitava le gare interne dei rossoblù, sito dove oggi sorge la Mediateca del Mediterraneo, e crea una voragine sul terreno di gioco. Il Cagliari in quel momento capisce che è necessario fermarsi e attendere la fine del Secondo conflitto mondiale per riprendere le attività.

L’attività calcistica in città riparte nel 1944, reso nuovamente praticabile il campo di Via Pola, e fra i giocatori che accettano di rimettersi in gioco c’è naturalmente anche Puppo, che il 1° maggio dell’anno prima aveva avuto un ruolo importante extracalcistico: la Statua di Sant’Efisio venne infatti portata in processione sotto le bombe sul camioncino del latte di papà Giannetto. Fra i fedeli che partecipano al rito, c’è anche il giovane centrocampista: «Tutto avvenne in un’atmosfera irreale. In fretta, per paura dei bombardamenti, ma alla fine il voto in onore del santo fu sciolto anche quella volta».
Mario Puppo Gorini in 3 anni con la maglia del Cagliari collezionaa 36 presenze e 15 reti, poi però, quando i rossoblù sono ammessi alla Serie B, decide di mettere da parte il calcio e dedicarsi agli studi universitari a Napoli. Tornato in Sardegna, potrebbe riprendere la carriera da calciatore ma preferisce occuparsi dell’azienda paterna. Quindi allena alcune squadre isolane, Sant’Elena, Guspini e Iglesias, prima di diventare un giornalista e nel suo nuovo ruolo si contraddistingue per le sue schiette opinioni, spesso taglienti.
Celebri i suoi giudizi molto severi nei confronti dei giocatori ‘capricciosi’ dei tempi moderni. Custode di tanti aneddoti dell’era pionieristica del calcio, se ne va a 88 anni il 22 gennaio 2015, entrando per sempre nella leggenda.

