Giulini prima di Inter-Cagliari: «Due anni fa stavo per prendere Pio Esposito. Sebastiano? Potrebbe restare»

Il presidente del club rossoblù ha rilasciato una lunga intervista a “La Gazzetta dello Sport”. Giulini prima di Inter-Cagliari

Dall’emozione di tornare a San Siro, 12 anni dopo l’impresa dei rossoblù di Zeman, ai fratelli Esposito, passando per Caprile e Palestra, i nuovi soci americani e lo Stadio Gigi Riva. Il presidente del Cagliari Tommaso Giulini, a poche ore dalla sfida con l’Inter, anticipo della 33ª giornata di Serie A, è un fiume in piena, come dimostrano le sue dichiarazioni a “La Gazzetta dello Sport”.

«Tornare a San Siro, 12 anni dopo Inter-Cagliari 1-4, tripletta di Ekdal, è una grande emozione. Era il mio primo anno di presidenza. Ci sarò stato 100 volte da ragazzino. Ci andavo quando stavo nel settore giovanile del Milan, ho fatto il raccattapalle. Ma l’emozione più grande l’ho provata ad aprile scorso all’Arena Civica, a due passi da casa mia, proprio uscendo di casa e poi andando a vincere la Coppa Italia Primavera contro il Milan. Una cosa speciale, per me, per i sardi».

In passato l’attuale numero uno rossoblù è stato azionista di minoranza del club nerazzurro.

«L’idolo di mio papà era Rummenigge – rivela Giulini –, per me Zenga. Che poi ho preso come allenatore. Dopo la salvezza non ricominciai con lui. Forse fu un errore».

Inter-Cagliari sarà anche la sfida tra Pio e Sebastiano Esposito, fratelli contro per una notte.

«Pio stavo per prenderlo. È il mio rimpianto, un rammarico. Due estati fa il ds Bonato e il tecnico Nicola mi dissero: “Prima la certezza”. Era Piccoli. “Poi la scommessa”. Li volevo tutti e due ma, dopo Piccoli, Pio si era già accasato a Spezia. Seba tecnicamente è divino, sta trovando continuità nei gol. Non vale meno di Piccoli, potrebbe restare. Il modo in cui ha esultato dopo il gol alla Cremonese andando ad abbracciare l’allenatore Pisacane dimostra che è un leader».

In tribuna il numero uno del club isolano sarà affiancato da uno dei nuovi soci.

«Verrà con me Edoardo Bulgheroni, famiglia di cultura sportiva che ha guidato la Varese del basket. L’importante è andare d’accordo, avere il rispetto delle parti, rinforzare il club».

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