Centenario Cagliari

Top 100 rossoblù – 76° Umberto Serradimigni

Giorno per giorno Cagliari1920news vi svelerà la Top 100 con i migliori rossoblù di sempre: al 76° posto Umberto Serradimigni, l’eroe dei due mondi.

Centrocampista esterno o mediano di grandi mezzi fisici, Umberto Serradimigni è stato uno dei pochi calciatori a riuscire a ottenere ottimi risultati sia a Sassari, la sua città natale, sia a Cagliari, dove si è imposto nei palcoscenici più importanti. Autore di 32 goal in 199 presenze fra Serie B, Serie C e Coppa Italia, è stato capitano rossoblù dal 1959 al 1963, e fra i protagonisti della terza promozione rossoblù in Serie B nella stagione 1961/62. È suo il 76° posto nella Top 100 rossoblù.

UN ATLETA PRESTATO AL CALCIO

Ala destra che diventava imprendibile quando lanciata in profondità, ‘Umbertino’ era dotato di un’ottimo tocco palla, qualità che gli permetteva di disimpegnarsi con eguale efficacia da mediano. Nato a Sassari il 30 novembre 1931 da una famiglia di origini emiliane, cresce nel mito del fratello Mario, classe 1914, stella della Torres, che riuscì anche a giocare in Serie B con la maglia del Pisa negli anni dell’Università.

Il più giovane Serradimigni mostra però fin dalla tenera età grandi mezzi atletici. Dotato di lunghe leve, aveva un fisico da mezzofondista e muscoli voluminosi e sviluppati come uno sprinter, si divide fra le piste di atletica e il campo di calcio.

A 16 anni debutta nella Prima squadra della Torres, mentre nella stagione 1948-49 è titolare in Serie C. «A metà stagione andammo a giocare in casa del Tivoli – ha ricordato in una delle sue ultime interviste – Loro primi in classifica e noi ultimi. Segnai due goal e pareggiammo 2-2. Al rientro a Sassari centinaia di tifosi ci attesero ai giardini pubblici e venni portato in trionfo. Avevo 16 anni e mezzo e quello resterà sempre il ricordo più emozionante della mia carriera».

Intanto ‘Umbertino’ ottiene grandi risultati anche nell’atletica leggera: diventa campione sardo di salto in lungo, salto triplo e staffetta 4×400, riuscendo nell’impresa di entrare nella top 10 isolana di sette diverse discipline dell’atletica, dai salti alla velocità e al mezzofondo.

«Sono sempre stato bradicardico – raccontava spesso – e avevo una resistenza alla fatica fuori dal comune. Ma anche a livello di esplosività non ero male: da ragazzino io e un compagno, il povero Enzo Tatti, morto giovanissimo, facevamo un gioco con l’allenatore. Lui con una sedia metteva una moneta sulla traversa della porta dell’Acquedotto. Noi dovevamo saltare da fermi e dire di che moneta si trattava. Il primo che indovinava se la portava a casa. Ci siamo fatti un sacco di spiccioli…».

A livello nazionale il punto più alto nell’atletica Umberto Serradimigni lo raggiunge nel 1950, quando si piazza al 3° posto nel Gran Premio del Sud a Messina nella gara di salto triplo. Sarà tuttavia nel calcio dove il sassarese si toglierà le maggiori soddisfazioni.

L’EROE DEI 2 MONDI

Nel 1947-48 la Torres retrocede dalla Serie C alla Prima Divisione sarda. Il primo anno la squadra sassarese si piazza 3ª, l’anno seguente proprio l’emergente Umberto Serradimigni, assieme all’attaccante Vanni Sanna, è uno dei protagonisti della vittoria del campionato di Prima Divisione, ma la promozione non arriva perché la squadra di Ermanno Latella perde poi gli spareggi.

L’esplosione definitiva in campo calcistico arriva fra il 1953 e il 1955, quando firma 28 goal in IVª Serie, di cui ben 22 nel 1954-55, che gli fanno guadagnare l’interesse del Cagliari. Quest’ultimo mette sul piatto un’offerta irrinunciabile per la Torres, e Serradimigni si trasferisce così nel Capo di sotto, facendo il grande balzo in Serie B. «Ricordo che si mosse la Regione. – spiegò in un’intervista a ‘La Nuova Sardegna’ – A Cagliari stavano allestendo una squadra competitiva e avevano chiamato in panchina Silvio Piola. Il mister mi fece debuttare a Messina e io lo ricambiai realizzando il gol della vittoria. Fini 3-2 e non mollai più la maglia da titolare. Anzi, la domenica successiva feci il bis: ripresi un cross di Ghersetic e infilai il pallone del 2-0 nella porta del Livorno. 180 minuti di gioco e il pubblico dell’Amsicora era tutto i miei piedi». 

Con il Cagliari Serradimigni gioca ben 8 stagioni, di cui 6 in Serie B e 2 di Serie C, imponendosi per l’elevato rendimento, la serietà e l’impegno che metteva in partita e negli allenamenti. Dal 1959 al 1963 gli viene affidata la fascia di capitano della squadra. Proprio a lui, sassarese, toccherà così dal 1961 al 1962 affrontare da capitano del Cagliari per 4 volte la Torres, il cui capitano era Marzio Lepri, suo cognato (i due calciatori avevano infatti sposato le due figlie del farmacista Tonino Maccari, presidente della Torres dal 1948 al 1957).

«Marzio quando giocava contro il Cagliari era una furia – rivelò Umberto – ci fece goal in tutti i modi».

Serradimigni (con la maglia scura) e suo cognato Lepri prima di Cagliari-Torres

LA PROMOZIONE IN B E L’ARRIVO DI RIVA

Due anni dopo la retrocessione in Serie C1 nel 1960, il Cagliari di capitan Serradimigni riconquista la Serie B. Il centrocampista sassarese dà il suo apporto fondamentale con 5 goal e 32 presenze. Quella sarà l’ultima stagione da titolare per lui, visto che nel 1962/63, con l’arrivo in panchina di Silvestri, scivola fra le seconde linee. A fine anno le presenze saranno solamente 13 con un goal, statistiche che sono un chiaro preludio al suo addio al Cagliari. Prima di salutare il Capo di sotto, tuttavia, Umberto fa in tempo a conoscere Gigi Riva. «Eravamo in ritiro a Leggiuno. – raccontò – Arrica aveva sentito parlare bene di quel ragazzino e cercava di convincerlo a venire in Sardegna. Riva salì con noi sul pullman diretto a Genova. Gli scapparono due lacrime e mi venne in mente il giorno della mia partenza da Sassari. Mi rividi, adolescente e mammone, e fui il primo a dargli una mano».

Serradimigni, grazie ai suoi trascorsi nell’atletica, aveva un’elevazione fuori dal comune

IL RITORNO ALLA TORRES

Riva si trasferirà in Sardegna nell’estate del 1963, ma Umberto Serradimigni aveva già salutato la compagnia. «Avrei avuto la possibilità di salire in serie A con il Cagliari, – spiegò – ma non trovai l’accordo economico. Mi offrirono meno di gente che non giocava mai e cosi decisi di dire basta. Feci la valigia e tornai a Sassari, nella mia Torres».

Dopo aver portato sul braccio anche la fascia di capitano della squadra sasssarese, Serradimigni a soli 33 anni decide di appendere gli scarpini al chiodo. «Forse avrei meritato la serie A, ma non ho rimpianti. – disse – Ho la consapevolezza di aver dato tanto al pallone e non mi piace fare paragoni. Io il più grande giocatore sardo di sempre? Non ci credo ma sono contento che la gente si ricordi ancora di me. Mario, mio fratello, era un signor giocatore. E poi ho avuto un sacco di compagni bravi almeno quanto me. Però non mi lamento. Mi sono tolto delle belle soddisfazioni anche se, tirando le somme, credo di essere in credito con il pallone. Ho dato più di quanto ho ricevuto. E la fortuna non mi ha aiutato molto».

Di certo Umberto Serradimigni non può mancare nella Top 100 rossoblù.

LA TRAGEDIA FAMIGLIARE E LA MORTE NEL 2015

Dopo il ritiro il giocatore sassarese inizia a lavorare come professore di Educazione fisica. Intrapresa la carriera di allenatore, guiderà Sorso, Ozierese, Ilvamaddalena e anche la Torres, seppure soltanto per qualche settimana. Intanto le due figlie di Umberto, Nunzia e Roberta, si affermano nel basket femminile. La prima partecipa con la Nazionale alle Olimpiadi di Mosca nel 1980, Roberta, la più piccola, viene eletta ‘miglior giocatrice’ del campionato di Serie A ma nel 1996 un tragico incidente stradale sulla strada per Stintino si porta via la campionessa a soli 32 anni. Dal dolore per la perdita della figlia, Umberto non si riprenderà mai del tutto, anche se quest’ultimo sarà parzialmente lenito nel 2012, quando, su richiesta di un gruppo di appassionati, a Roberta sarà intestato il palasport di piazzale Segni, casa della Dinamo Sassari. Il figlio Alberto, invece, è stato campione di Salto triplo nel 1988.

Dopo aver superato 2 interventi chirurgici, necessari per la rottura di entrambi i femori, Umberto Serradimigni, che va senza dubbio annoverato fra gli sportivi sardi più importanti del XX secolo, si è spento all’alba del 29 ottobre 2015 nell’Ospedale civile di Sassari. Il suo ricordo resterà per sempre indelebile nella memoria dei tifosi sardi.

Redazione Cagliari1920news

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