Top 100 rossoblù – 81° Fabio Macellari

Luci e ombre a Cagliari per Macellari, che ha dovuto combattere con i suoi demoni interiori durante la sua carriera da giocatore.

L’emblema dei giocatori che dopo gli anni di gloria, non sono riusciti a rimanere nel mondo del pallone. Risultato, guadagnare cifre infinitamente inferiori e magari avere anche difficoltà nel gestire la propria vita. E dire che da calciatore Fabio Macellari si faceva valere. Eccome.

Esterno sinistro, terzino sulla corsia mancina, Macellari viene ingaggiato dal Cagliari nel 1997, nell’estate della retrocessione. Lo vuole Ventura, desideroso di lavorare ancora con lui dopo il periodo di Lecce. Si rivelerà una mossa azzeccata, corsa, traversoni, grinta.

Rimasto a Cagliari anche in Serie A, Macellari si fa notare dall’Inter, che decide di portarlo a Milano in un’era difficile per i nerazzurri, continuamente nel limbo di un calciomercato senza grandi sicurezze.

Macellari non lascia il segno all’Inter e il Cagliari, dopo una stagione anonima a Bologna, decide di riportarlo alla base. Non sarà più come la prima volta, per un giocatore oramai verso i trenta.

L’era di Macellari a Cagliari finisce senza luci, ma con l’ombra del diktat violato: nel centro sportivo alla mattina, con il limite di arrivo alla sera prima. Viene messo fuori rosa, approda al Pavia da svincolato.

E’ l’inizio della dicesa professionale, mentre i demoni interni lo porteranno sempre più basso, come dichiarato dallo stesso Macellari a fine carriera. Poteva essere di più, ma non lo è stato. Ciò nonostante, il ricordo sportivo più importante rimane Cagliari, dalla rinuncia alla A per i rossoblù alle esultanze sotto la Curva Nord.

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