Fabio Pisacane chiede al Cagliari una risposta nell’atteggiamento dopo il 4-0 subito a Monza. Alla vigilia della sfida casalinga contro il Bologna, in programma sabato 24 ottobre alle 15 all’Unipol Domus, il tecnico rossoblù ha incontrato i giornalisti in sala stampa al Crai Sport Center. L’allenatore napoletano ha fatto il punto sulle condizioni della squadra e sulle possibili scelte contro gli emiliani, oltre a fare chiarezza sulla condizione di molti singoli.
Alla richiesta di promettere ai tifosi un Cagliari diverso, Pisacane risponde senza esitazioni: «Questa non deve essere neanche una promessa, è un dovere. Noi abbiamo dei diritti e abbiamo dei doveri. Giocare col sangue agli occhi, ovviamente sempre calcisticamente parlando, e sudare la maglia è qualcosa che mi appartiene e deve appartenere anche alla mia squadra».
La rabbia non è una novità di questa settimana: «Anche dopo Verona eravamo tutti provati, penso anche dopo la partita con l’Inter. Quando si perde sicuramente non fa piacere e non si può provare gioia». Il valore della sconfitta dipende però da quello che accade dopo: «Una sconfitta diventa utile se poi in quella successiva si correggono i comportamenti».
La gara di Monza è stata analizzata e corretta, ma il limite principale era già evidente: l’atteggiamento. «Ho sempre imparato più dalle sconfitte, dalle batoste, che dalle vittorie», spiega. Anche i successi richiedono un esame profondo, perché «a volte nascondono la polvere sotto il tappeto».
Sul fronte delle disponibilità, il tecnico conferma le assenze di Felici e Idrissi. Per Trepy resta aperta una possibilità diversa dalla prima squadra: «Stiamo valutando anche di mandare Trepy con l’Under 20 per cercare di fargli fare minutaggio. Non è ancora sicuro, però ve lo volevo dire. Per il resto sono tutti arruolabili».
Il giudizio sull’avversario è chiaro: «Il Bologna ha una rosa fortissima, costruita sicuramente per rimanere più tempo possibile nei primi sette posti». Le assenze di Orsolini e Piccoli non cambiano dunque la valutazione di un gruppo che conserva alternative di qualità in attacco, da Dovbyk a Bernardeschi, da Cambiaghi a Enem.
Il tecnico del Cagliari ha espresso inoltre dispiacere per l’esonero di Domenico Tedesco, un allenatore di cui apprezza l’idea di calcio: «Mi affascina, anche perché ho fatto un percorso di formazione a Salisburgo. È un allenatore che stimo, mi piacerebbe un giorno andare a cena con Tedesco». Il cambio di panchina gli ricorda quanto il calcio resti legato ai risultati.
Al tempo stesso riconosce il percorso di Raffaele Palladino, citando il lavoro a Monza, Firenze e Bergamo. «È un allenatore che sta facendo vedere di essere importante», osserva, augurandogli altri successi a partire dalla partita successiva a quella di Cagliari. Sul piano tecnico, sottolinea come i due allenatori abbiano mentalità diverse.
La pesante sconfitta del Brianteo non porta Pisacane a scartare automaticamente la soluzione con due attaccanti. «A posteriori è sempre facile parlare», premette. Nella prima parte della gara ritiene che l’assetto abbia funzionato e richiama i dati sulle occasioni prodotte: il Cagliari ha avuto un’aspettativa di gol superiore alle partite precedenti, mentre il Monza ha raccolto molto rispetto a quanto creato.
«Se ci focalizziamo sul risultato – ha proseguito il tecnico rossoblù – è normale che dovrei scartare questa opzione. Però, se vogliamo essere coerenti e pensare che tutto fa parte del percorso, allora sì, potrebbe anche succedere domani col Bologna».
Su Daniel Maldini, il tecnico distingue tra libertà offensiva e compiti senza palla: «Maldini ha fatto la punta, ma sempre con libertà di movimento». A Monza, invece, il suo posizionamento esterno in fase di non possesso non era quello richiesto. È un ragazzo che «va stimolato, va aiutato e va corretto anche dai compagni di squadra» per sistemare le posizioni durante la gara. Nessuna ricerca di un capro espiatorio: «Siamo tutti colpevoli e tutti abbiamo colpa».
Per Kevin Carlos, il percorso verso la migliore condizione è stato interrotto da un serio problema familiare, la morte della madre. Pisacane ricorda che l’attaccante arrivava da un periodo di scarso impiego e aveva bisogno di lavorare. «Lui è entrato con l’Inter molto bene, l’altro giorno mi è piaciuto lo spirito. È un giocatore che non è venuto qua per non giocare mai, come altri, e non vediamo l’ora di dare una possibilità anche a lui».
Un discorso simile riguarda Kofler. Il ballottaggio tra i centrali non è a tre, precisa l’allenatore, ma a quattro: oltre a Mina, Rodriguez e Deiola c’è anche il giovane difensore. «È un giocatore che ha delle potenzialità importanti». Il tecnico ne apprezza gli ingressi a gara in corso e riconosce che merita una possibilità: «È un patrimonio del Cagliari che va gestito nella maniera corretta, ma va messo anche nelle condizioni di poter crescere. E cresce giocando». Le scelte dipenderanno dalle caratteristiche del Bologna e dal tipo di partita che vorrà impostare.
Anche Fadera può avvicinarsi a una maglia dal primo minuto: «È un ragazzo che ha delle qualità chiare, è uno che deve attaccare la profondità». Quando viene incontro incontra maggiori difficoltà, ma in allenamento offre segnali positivi e per questo è spesso tra i primi a entrare. «Anche per lui arriverà il momento, magari già domani o in questa settimana con le partite ravvicinate, di avere una possibilità dal primo minuto, perché se lo merita».
Pisacane vuole migliorare la gestione del pallone partita dopo partita. A Monza la struttura scelta doveva aiutare a superare la prima pressione avversaria e, in alcuni momenti, ha dato i benefici attesi. Ma questo non basta a cambiare la valutazione complessiva: dopo quattro gol subiti, cercare consolazione soltanto negli aspetti positivi significherebbe prendere una direzione sbagliata.
La crescita nel palleggio deve quindi accompagnarsi alla reazione quando si perde il possesso: interrompere subito l’azione avversaria, anche ricorrendo al fallo. Quanto alla gestione delle tre partite in otto giorni, il tecnico rinvia i ragionamenti sulle rotazioni: «Noi ragioniamo di partita in partita e quella che conta è quella di domani».
Le ultime due domande in sala stampa arrivano attraverso la membership del club. Sugli aspetti del proprio lavoro da migliorare, Pisacane non pone limiti: «Penso che devo migliorare in tutto». Anche ciò che si è studiato di più richiede aggiornamento: l’ambizione deve mantenere viva la ricerca di crescita.
Nei momenti difficili, invece, la guida passa prima di tutto dai comportamenti: «La squadra guarda i tuoi comportamenti prima ancora di quello che dici. Io devo essere lucido sempre, devo essere freddo sempre e a volte anche cinico». La responsabilità è non riversare sul gruppo le proprie tensioni: «La mia frustrazione, il mio esaurimento, sicuramente non li ripongo sulle loro spalle».
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