Trepy, le notizie che tutti aspettavano: «Presto lascerà la Terapia intensiva»

Il giovane attaccante respira autonomamente, parla, beve e mangia e non presenta deficit neurologici. Trepy lascia la terapia intensiva

SASSARI. Yael Trepy respira autonomamente, senza bisogno di ossigeno, non presenta deficit neurologici, ha ripreso a bere e mangiare e presto potrà lasciare la Terapia intensiva. Sono le notizie che tutto il mondo rossoblù aspettava dopo i giorni di grande apprensione seguiti al grave incidente in piscina avvenuto domenica a Porto Cervo.

Il quadro clinico del giovane attaccante del Cagliari è stato illustrato durante la conferenza stampa convocata dall’Aou di Sassari, alla presenza del direttore generale Serafinangelo Ponti, del presidente rossoblù Tommaso Giulini, del direttore sanitario pro tempore Roberto Foddanu e di Stefania Milia, direttrice della Terapia Intensiva Emergenza Urgenza dell’ospedale Santissima Annunziata.

L’ESTUBAZIONE E IL RISVEGLIO – Il primo grande passo avanti era arrivato già martedì pomeriggio. Dopo il miglioramento registrato nelle prime 36 ore di trattamento intensivo, i sanitari hanno progressivamente ridotto la sedazione e il supporto ventilatorio fino a procedere all’estubazione.

«Dopo un consolidato miglioramento avvenuto nelle 36 ore successive al trattamento intensivo, abbiamo iniziato a descalare il trattamento per vedere quali fossero le reazioni del paziente – ha spiegato Milia –. Devo dire che sono state molto rapide e soddisfacenti».

La risposta di Trepy ha consentito di ridurre la sedazione e risvegliarlo. «Abbiamo avuto il piacere di vedere che non coesisteva nessun deficit neurologico che avrebbe potuto crearsi per una grave ipossia, ma in questo caso non è andata così». Poi è stato possibile fare a meno della ventilazione meccanica e procedere all’estubazione.

RESPIRA DA SOLO E SENZA OSSIGENO – Le condizioni del giovane attaccante hanno continuato a migliorare anche nelle ore successive. «Adesso il ragazzo è in respiro spontaneo, cioè respira da solo, senza ossigeno. Le cose vanno abbastanza bene, seppure debba rimanere monitorizzato», ha spiegato la direttrice della Terapia intensiva.

Trepy resta per il momento nel reparto, ma il prossimo passaggio del percorso ospedaliero è già stato programmato. «Ha necessità di fare un passaggio dall’alta intensità, cioè dal reparto di Terapia intensiva, del quale ormai non ha più bisogno come cure intensive, alla Medicina d’Urgenza, un reparto che sia più adeguato alle sue condizioni».

Milia ha già discusso l’ipotesi di trasferimento con il direttore della Medicina d’urgenza. La decisione sarà valutata nelle prossime ore. «Penso che, se tutto va bene, non dovrebbe essere un arco temporale particolarmente lungo».

NESSUN DEFICIT NEUROLOGICO – Un’altra precisazione importante è arrivata nel corso della conferenza. Nel bollettino medico precedente l’Aou aveva parlato dell’assenza di deficit neurologici “evidenti”. Con il passare delle ore il quadro si è ulteriormente consolidato.

«Deficit neurologici non ce ne sono – ha chiarito Milia – perché quel comunicato risale a ieri e si consolida questo aspetto». Trepy ha inoltre cominciato a compiere normalmente alcuni gesti quotidiani: «Ha iniziato a bere, a mangiare. Sono tutte cose che sembrano molto scontate, però non lo sono dopo un evento con un’ipossia, che è comunque una sofferenza cerebrale importante». I monitoraggi proseguiranno per consolidare ulteriormente il quadro.

LE PRIME PAROLE DI TREPY – A raccontare uno dei primi momenti dopo il risveglio è stata la stessa Milia. La dottoressa non riusciva a pronunciare correttamente il nome del giovane attaccante ed è stato proprio lui ad aiutarla.

«Mi ha corretto perché sbagliavo la pronuncia del suo nome e io non ci riuscivo. Allora ho chiesto aiuto a lui e ha parlato subito», ha raccontato. Un dettaglio tutt’altro che secondario: «Anche l’emissione della voce dopo un’intubazione di quasi due giorni è una cosa positiva. Mi ha detto il suo nome e me l’ha pronunciato correttamente».

Trepy, invece, non ricorderebbe l’incidente. A raccontarlo è stato Giulini, riferendo quanto appreso dalla madre del ragazzo, arrivata da Parigi dopo l’accaduto. «La mamma mi ha riferito che Yael non si ricorda nulla, pensava che avesse avuto un incidente in macchina. Non so quale sia il suo ultimo ricordo, ma evidentemente non ricorda niente di ciò che è accaduto».

Yael Trepy sorride durante la visita in Terapia intensiva di Fabio Pisacane, Roberto Muzzi e Pietro Accardi

LA RICOSTRUZIONE DELL’INCIDENTE – A fornire nuovi particolari su quanto accaduto a Porto Cervo è stato proprio il presidente del Cagliari Tommaso Giulini. Il giovane attaccante stava trascorrendo alcune ore insieme ad altri ragazzi in una villa affittata per i giorni di Ferragosto. «Quello che sappiamo è che lui si è addormentato al sole per due-tre ore – ha raccontato Giulini –. Si è svegliato rintontito, probabilmente aveva preso un’insolazione, e si è messo in piscina nella parte bassa».

Trepy, secondo quanto riferito al presidente dal suo agente, non sa nuotare. «So da Edoardo che è stato con lui qualche settimana prima al mare che Yael non sa nuotare e che fa fatica ad andare oltre i primi passi, dove l’acqua ancora non è profonda». Il ragazzo sarebbe quindi scivolato dalla zona più bassa verso quella profonda della piscina. «Immaginiamo che ovviamente si sia fatto poi prendere dal panico», ha aggiunto Giulini. Trepy sarebbe stato trovato a pancia in giù sul fondo della parte più profonda.

A rendersi conto di quanto stava accadendo è stata una ragazza presente nella villa, che ha immediatamente dato l’allarme. «Un ex compagno di squadra di uno dei suoi due compagni di squadra si è immediatamente buttato in piscina e l’ha tirato fuori – ha proseguito il presidente rossoblù –. Lui era già privo di conoscenza, continuava a rigurgitare, a tossire, a rigurgitare acqua. Hanno immediatamente chiamato i soccorsi».

Proprio la tempestività dei soccorsi si è rivelata fondamentale. «Ho saputo che i soccorsi sono arrivati via elicottero neanche cinque minuti dopo l’accaduto. Fossero arrivati un quarto d’ora o venti minuti dopo, probabilmente il ragazzo oggi non sarebbe più qui», ha sottolineato Giulini. L’ambulanza, secondo quanto riferito dal presidente, è arrivata altri tre-quattro minuti più tardi.

Trepy è stato stabilizzato sul posto dall’équipe dell’Areus, intubato e sottoposto a ventilazione prima del trasferimento al Santissima Annunziata. «Era in una condizione di estrema gravità e la causa è la sindrome da annegamento – ha spiegato Milia -. L’équipe di soccorso ha provveduto alla stabilizzazione, è stato intubato sulla scena e sono state supportate già sul luogo le funzioni vitali».

All’arrivo in ospedale Trepy presentava una grave insufficienza respiratoria ipossiemica provocata dall’inalazione di acqua. «La diagnostica ha confermato che la grave situazione era determinata dall’inalazione di acqua e da niente altro, perché niente altro abbiamo rilevato dagli accertamenti fatti, sia di diagnostica per immagini sia di laboratorio e microbiologica», ha precisato la direttrice della Terapia intensiva.

Giulini ha inoltre riferito che dagli accertamenti non sarebbe emersa la presenza di sostanze né di alcol: «Non sono emerse sostanze di alcun tipo, nemmeno di tipo alcolico, perché Yael non aveva bevuto un goccio d’alcol durante quella giornata».

PISACANE E MUZZI AL SUO FIANCO – A Sassari sono arrivati anche l’allenatore Fabio Pisacane, Roberto Muzzi e il direttore sportivo Pietro Accardi. Prima di incontrare personalmente Trepy, Giulini ha voluto che fossero proprio Pisacane e Muzzi a entrare dal ragazzo.

«Per me era importante che vedesse subito il mister e Roberto, perché questo ragazzo è stato letteralmente cresciuto negli ultimi quattro anni da Muzzi e da Pisacane – ha spiegato il presidente –. Negli ultimi tre giorni erano scossi, molto scossi, quasi quanto la mamma».

GIULINI: «IL MOMENTO PIÙ DIFFICILE DELLA MIA PRESIDENZA» – Le ore trascorse dall’incidente al miglioramento delle condizioni di Trepy sono state particolarmente dure anche per il presidente rossoblù.

«Sicuramente è stato il momento più difficile della mia presidenza – ha ammesso –, perché passare due-tre giorni sapendo che un tuo ragazzo rischia la vita è qualcosa che fortunatamente, dopo il mio tredicesimo campionato, non mi era mai successo».

Giulini ha voluto soprattutto ringraziare l’intera macchina dei soccorsi e il personale sanitario. «Il quadro era veramente brutto. Sia Gabriele Cirillo, il nostro medico, che Simone Ruggiu erano veramente, veramente preoccupati, come tutti noi, fin dalle prime ore». Poi il ringraziamento: «Il fatto che in poco tempo Yael ne sia venuto fuori è sicuramente merito della grandissima competenza che ha trovato qui. Sono qui prevalentemente per ringraziarvi a nome della società, della mamma di Yael, della sua famiglia e di tutti i tifosi del Cagliari».

PONTI: «NON UN MIRACOLO, MA BUONA SANITÀ» – Il direttore generale dell’Aou Serafinangelo Ponti ha invece voluto mettere in evidenza il lavoro dell’intera rete dei soccorsi e dell’ospedale sassarese.

«Ho letto una parola che mi ha colpito, ed è la parola “miracolo”. Il miracolo non è un miracolo: quello che è avvenuto è buona sanità e la Regione Sardegna, in questo caso tutto l’apparato della Regione, lo ha dimostrato non solo con la tempistica ma anche con tutti gli avvenimenti che si sono succeduti». Ponti ha quindi ringraziato il personale del 118 e tutti gli operatori che hanno preso parte alla catena dei soccorsi e delle cure.

Dopo giorni vissuti con il fiato sospeso, le condizioni di Yael Trepy hanno dunque registrato un netto miglioramento. Respira autonomamente senza ossigeno, parla, beve e mangia e non presenta deficit neurologici. Il monitoraggio prosegue e la prudenza resta necessaria, ma il prossimo passo sarà il trasferimento dalla Terapia intensiva alla Medicina d’urgenza, reparto più adeguato alle sue attuali condizioni.

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