La storia di Erno Egri Erbstein con il Cagliari: il tecnico ebreo guidò i rossoblù in Serie B, sfuggì alla deportazione nazista e morì a Superga con il Grande Torino
La Giornata della memoria, celebrata in tutto il Mondo il 27 gennaio per ricordare le vittime dell’Olocausto, tocca da vicino anche il Cagliari Calcio e la sua storia. La squadra rossoblù è stata infatti allenata per 2 stagioni da Erno Egri Erbstein, l’allenatore ebreo ungherese che prima di essere internato in un campo di lavoro dai nazisti, di scappare dalla deportazione in un campo di concentramento e di plasmare il Grande Torino, ha regalato la prima promozione in Serie B nella stagione 1930-31.
Erbstein nasce il 13 maggio 1898 in una famiglia ebraica a Nagyvárad, l’odierna Oradea, in Transilvania, che all’epoca era una provincia ungarofona dell’Impero Absburgico e oggi si trova in Romania. All’età di 2 anni si trasferisce a Budapest con la sua famiglia e dopo essersi diplomato alla Scuola superiore di Educazione fisica fa il suo ingresso nell’associazione locale di atletica. All’interno di quest’ultima c’è anche una squadra di calcio, il BAK Budapest, che decide di tesserare Erbstein come mediano. Nella formazione della capitale ungherese, Erbstein gioca da mediano dal 1915 al 1924, e parallelamente lavora come agente di Borsa.
Nel suo destino c’è però l’Italia, e nel 1924 la Fiumana, società di Fiume, oggi città croata, lo porta nel campionato italiano. Con la maglia rosso-giallo-blu Erbstein gioca 19 partite e segna 5 reti. L’anno seguente approda al Vicenza in Seconda Divisione, l’attuale Serie B, che come il massimo campionato si componeva di più gironi. In biancorosso gioca 28 partite e segna 2 reti. Durante il suo soggiorno in città, inoltre, sposa, nel 1926, Jolanda Hunterer, che aveva conosciuto in Ungheria e il 18 febbraio dello stesso anno nasce la sua primogenita, Susanna.
La Carta di Viareggio, documento emanato dal fascismo che impediva ai giocatori non italiani di militare in club della penisola, interrompe però sul più bello la carriera da calciatore in Italia di Erbstein, che a quel punto decide di fare una scelta radicale e trasferirsi negli Stati Uniti, dove può svolgere il suo lavoro da agente di Borsa. Negli States però gli viene anche offerto un ingaggio da calciatore nei Brooklyn Wanderers nell’American Soccer League, dove milita anche il suo connazionale Béla Guttmann. In America gioca un paio d’anni poi però la crisi dell’attività borsistica lo induce ad appendere gli scarpini al chiodo e a far ritorno in Ungheria.
In patria si mette a studiare il gioco del calcio in tutti i suoi aspetti e l’Italia si ricorda presto di lui. La Fidelis Andria, società pugliese che disputa campionati non ufficiali, gli offre la prima esperienza da allenatore nel 1927-28. La stagione seguente approda il Bari, e con i Galletti si piazza al 13° posto nella Divisione Nazionale. Il suo viaggio in giro per l’Italia prosegue con l’esperienza positiva alla Nocerina. Con i rossoneri campani Erbstein conquista un 5° posto nel Girone finale meridionale di Prima Divisione, la Serie C di allora. Quel risultato viene accolto come un grande traguardo da società e tifosi, tanto che ad Erbstein, nel secondo Dopoguerra, verrà poi dedicato il viale attiguo allo Stadio.
Il grande balzo nella carriera da allenatore, però, Erno Egri Erbstein lo fa in Sardegna, alla guida del Cagliari, nella stagione 1930-31. Il tecnico ungherese prende la squadra in Prima Divisione. Il torneo si componeva di più gironi: 4 Settentrionali, 2 Meridionali. I rossoblù vengono inseriti nel Girone F meridionale, che si compone di 6 squadre pugliesi, Biscegliese, Brindisi, Foggia, Molfetta, Taranto e Trani, 2 marchigiane, Ascoli e Macerata, e 3 umbre, Foligno, Perugia e Ternana.
Dopo le prime 3 giornate, 3 squadre prendono il comando: il Cagliari, il Foggia e il Taranto. All’8ª giornata il Taranto spezza l’equilibrio e va in fuga battendo i rossoblù in trasferta, superati in classifica anche dai rossoneri. Presto però il Foggia incappa in una serie di rovinose sconfitte, che consentono ai sardi di riportarsi al 2° posto. Il Foggia cade anche in casa del Taranto, che si aggiudica il Derby pugliese e chiude in vetta il Girone di andata. Ma il campionato ha ancora tanti colpi di scena da esprimere.
I rossoblù perdono a Trani, e il Taranto allunga a +5, poi però i pugliesi rallentano, mentre la squadra di Erbstein centra 5 vittorie consecutive, fra cui quella preziosa per 2-1 in trasferta con il Foggia, portandosi in vetta quando un paio di gare dei rivali vengono rinviate. Si arriva con il Cagliari al 1° posto allo scontro diretto, che si disputa l’8 marzo 1931 nel Campo di Via Pola.
Qui avviene la prima impresa del tecnico ungherese: il Cagliari batte 2-0 i rivali con i goal di Francovig e Filippi fra fine primo tempo e inizio ripresa, confermandosi in vetta alla graduatoria. I rivali hanno 2 gare da recuperare, ma alla penultima giornata la vittoria del Cagliari diventa matematica: i rossoblù battono in casa con un perentorio 4-0 il Macerata, mentre il Taranto si fa bloccare sul pareggio nel successivo recupero infrasettimanale. Il Cagliari vince il campionato con 35 punti, primato di vittorie, di punti in casa (a pari merito col Foggia), di vittorie esterne e minimo di reti subite sia in casa, appena due, sia in trasferta (14 come il Taranto).
La squadra sarda si guadagna l’accesso agli spareggi promozione, che la vedono abbinata alla formazione vincitrice dell’altro girone meridionale, il girone E, ovvero la Salernitana. Qua avviene la seconda impresa di Erbstein. Il Cagliari pareggia infatti 1-1 la gara di andata in Campania (rete di Ossoinach per gli isolani), per poi imporsi in rimonta per 2-1 in quella di ritorno giocata al Campo di Via Pola davanti a ben 10 mila tifosi. Le reti di Puligheddu e Filippi fanno esplodere la festa per la prima storica promozione dei sardi in Serie B, che prosegue nelle vie del capoluogo sardo.
Erbstein resta alla guida dei rossoblù anche in Serie B, cogliendo una tranquilla salvezza con un 13° posto finale, prima di lasciare la guida della squadra al connazionale Jeno Karoly per approdare in Serie A nuovamente alla guida del Bari. Nel 1931 nasce anche la sua secondogenita Martha. L’avventura in Puglia è tuttavia negativa, l’ex tecnico rossoblù è esonerato dopo 7 gare e la squadra retrocede in Serie B a fine stagione. Nel 1933-34 Erbstein riparte dunque dalla Prima Divisione con la Lucchese. Qui il tecnico ungherese riprende il cammino interrotto nell’isola e in 3 stagioni porta la squadra toscana in Serie A con 2 promozioni consecutive.

Il calcio italiano capisce di avere di fronte un grande allenatore. In Serie A la Lucchese chiude la sua prima stagione al 7° posto a pari merito con l’Ambrosiana-Inter, l’anno seguente Erbstein ha però problemi di salute e viene affiancato dall’ex Juventus Calligaris, con la squadra che chiude 14ª e riesce comunque a salvarsi. Siamo nel 1938 e le Leggi Razziali emanate dal regime fascista mettono a serio repentaglio la sicurezza di Erbstein e della sua famiglia, che così decide di lasciare la Toscana e accettare la corte del presidente del Torino Ferruccio Novo. In Piemonte Erbstein avrebbe potuto mandare le sue figlie in scuole private.
Il tecnico ungherese inizia a lavorare fin dal subito al nuovo progetto calcistico e getta le basi per quello che diventerà il Grande Torino. I granata riconquistano la vetta della classifica di Serie A il 18 dicembre del 1938, superando 2-1 l’Ambrosiana-Inter. La stessa sera tuttavia viene convocato in Questura e gli viene comunicato che dovrà lasciare il lavoro e l’Italia per le sue origini ebraiche. L’ultima partita in panchina è una sconfitta per 3-1 con la Triestina. Poi avviene uno scambio con il Feyenoord, con il connazionale Molnar al Torino ed Erbstein che avrebbe dovuto guidare gli olandesi. L’allenatore ungherese lascia l’Italia con la famiglia e si avvia verso i Paesi Bassi, ma al momento di entrare in Olanda i visti vengono annullati e lui e la sua famiglia si trovano in una situazione molto difficile.
Anche grazie all’aiuto del presidente granata Novo, Erbstein riesce far ritorno a Budapest e a trarre in salvo la sua famiglia presso alcuni parenti della moglie. Erno vive in clandestinità e per non essere scoperto cambia anche il cognome in Egri e continua in questi anni la sua collaborazione calcistica con il Torino. Suggerisce a Novo acquisti e scelte tecniche, fra cui gli acquisti di Ezio Loik e Valentino Mazzola dal Venezia, gettando le basi per la squadra che nel dopoguerra avrebbe dominato in Italia e fuori confine.
Ma la pace degli Erbstein durò poco: l’invasione nazista dell’Ungheria il 18 marzo 1944 peggiorò la situazione. Erno è condotto in un campo di lavoro, sua figlia Susanna e la madre trovano invece riparo in una pensione per ragazze cattoliche. Fra mille peripezie, la famiglia di Erno riesce a salvarsi dalla deportazione nei campi di concentramento fino al termine della guerra e all’arrivo dei russi a Budapest. Terminato il Secondo conflitto mondiale, gli Erbstein fanno ritorno in Italia. Novo rintraccia l’allenatore ungherese, che può dunque ristabilirsi con la famiglia a Torino.
Da quel momento Erno Egri Erbstein, nominato Direttore tecnico, farà la storia del calcio italiano e mondiale: il Grande Torino vince 4 Scudetti consecutivamente, che si sommano a quello già ottenuto nel 1942-43, prima della sospensione del torneo per la guerra. Erbstein cura maniacalmente ogni minimo dettaglio: dalla preparazione atletica, con l’introduzione del riscaldamento prepartita, all’alimentazione, fino alla psicologia dei giocatori. Diventa il tecnico di calcio più innovativo del suo tempo. Quella squadra adottava il ‘WM’ come modulo tattico e praticava un calcio molto offensivo. Considerata da molti la più forte di tutti i tempi, dovrà però fare i conti con il tragico destino. Erno, assieme ai suoi ragazzi del Torino, troverà infatti la morte nella tragedia aerea di Superga il 4 maggio 1949.
Il Grande Torino consegnò Erno Egri Erbstein alla leggenda, ma tutto era cominciato nei primi Anni Trenta del secolo scorso in Sardegna: il Cagliari non ha mai dimenticato il leggendario allenatore ungherese di origini ebraiche e lo ha inserito nella propria personale Hall of fame per gli straordinari risultati ottenuti nel biennio 1930-32.
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Da tifoso del Cagliari non sapevo di questa storia molto interessante. Sapere che l’allenatore del grande Toro era stato prima anche l’allenatore del Cagliari che realizzò la prima promozione in serie B
inorgoglisce la storia rossoblu.