Due anni senza Gigi Riva: il ricordo dell’ultimo saluto al campione

Due anni fa, il 22 gennaio 2024, il campione di Leggiuno si spegneva all’età di 79 anni, lasciando dolore e commozione in tutti i sardi: due anni senza Gigi Riva

Deus ti salvet Maria, il più celebre dei canti mariani, l’Ave Maria della Sardegna, la terra che è diventata la sua. È il canto finale della cerimonia religiosa che accompagna Gigi Riva nel suo ultimo viaggio. Il cerchio, idealmente, si chiude in quell’esatto momento. Dall’amata madre, Edis, da cui la vita l’aveva separato troppo presto, all’età di 17 anni, alla Madre celeste, Maria, per ricongiungersi e stringersi nuovamente in un abbraccio eterno con mamma Edis che lo aspetta lassù. Assieme a papà Ugo e alle due care sorelle che non ci sono più, Candida, scomparsa prematuramente, e Fausta, che si è spenta nel 2020.

La figura materna è sempre stata essenziale nella vita dell’uomo e del fuoriclasse, e non è un caso che una foto di mamma Edis, assieme ad una rosa bianca, ad una boccetta di acqua benedetta e all’inseparabile catenina d’oro, sono le uniche cose che sono con lui all’interno del feretro. Sopra, invece, la maglia rossoblù con il numero 11 e la maglia azzurra della Nazionale italiana.

È il pomeriggio del 24 gennaio 2024, due giorni dopo la morte del campione ed eroe del Cagliari e della Sardegna. Quel pomeriggio ero lì presente, assieme a numerosi altri colleghi, molti dei quali arrivati dalla penisola, per rendere l’ultimo saluto al campione senza macchia, il fuoriclasse esemplare per chiunque abbia mai giocato a calcio, che ha saputo diventare sardo fra i sardi. Durante la sua vita non ho mai avuto modo di vederlo giocare, sono troppo giovane, né di parlarci o di intervistare Gigi dopo esser diventato giornalista. Un paio di volte l’avevo incontrato per le vie di Cagliari, negli anni dell’Università, ma non me l’ero sentita di “disturbarlo” anche solo per dirgli quanto lo ammirassi o per chiedergli una foto.

Ma in quel momento, con grande emozione, e gli occhi e il cuore colmi di lacrime, terminata la messa, mentre molti si affrettano a raggiungere le vie d’uscita della chiesa, sentendo l’organista eseguire le note del canto mariano più bello, lo intono e lo canto fino alla fine, facendo anche la seconda voce. «Per Gigi, il campione più grande». Tante volte in passato avevo cantato l’Ave Maria sarda con il coro parrocchiale del mio paese, ma quel giorno è stato per me il modo più bello e personale per salutare Gigi, mentre il feretro, portato in spalla dai suoi ex compagni e dai campioni della Nazionale, mi sfila davanti attraversando la navata centrale.

A Cagliari sono arrivato dalla sera prima. Io che non l’ho potuto ammirare di persona da calciatore, volevo almeno salutare Gigi e dare il mio abbraccio alla sua famiglia. E prima di andare a dormire, avevo immaginato o sperato che nella messa venisse cantato il Deus ti salvet Maria. Un canto da me molto amato. L’avevo confidato a una persona cara, che invece non poteva essere presente. «Sarebbe bello, se succedesse – le dissi – pregherò per Gigi anche da parte tua».

La mattina dopo ho potuto avvicinarmi alla camera ardente allestita all’Unipol Domus e abbracciare suo figlio Nicola e tutta la famiglia. Prima di andar via ho visto sfilare la delegazione della Figc: c’erano il presidente Gabriele Gravina, il Ct. dell’Italia Luciano Spalletti e con loro il ministro dello Sport Andrea Abodi, il presidente del Coni Giovanni Malagò, alcuni dirigenti della Federazione, una delegazione dei campioni del 2006, guidata da Gigi Buffon e Fabio Cannavaro, che comprende anche Marco Amelia. Con loro il compagno di squadra di Messico ’70, Giancarlo De Sisti e Marco Tardelli, campione del Mondo a Spagna ’82.

Io torno a casa per consumare un pasto veloce e poi mi avvio in pullman verso Bonaria. L’inizio della messa funebre è previsto per le 16, ma quando arrivo lì poco dopo le 15 mi ritrovo davanti una montagna umana. Oltre 30 mila persone sono venute per dare il proprio spontaneo saluto a Rombo di Tuono. Mi armo di pazienza e provo a raggiungere in qualche modo la Basilica, ma non ci sono passaggi riservati ai giornalisti.

Ho paura di non farcela. Poi all’improvviso si apre un varco sulla destra della grande scalinata, mi ci infilo e salgo su, fino a raggiungere un ingresso laterale. Sono le 15.55. Ce l’ho fatta, tiro un sospiro di sollievo e il cuore è colmo di gioia. Vengo fatto entrare dentro la basilica e seguo tutta la messa nella cappella in fondo a destra.

Nel frattempo il feretro con il campione attraversa la folla, che intona il coro: “C’è solo un Gigi Riva”. Inizia la funzione religiosa, celebrata da Monsignor Baturi, arcivescovo di Cagliari. In chiesa ci sono 650 persone. La bara è posta davanti all’altare maggiore. Attorno ci sono la compagna Gianna, sua sorella Kiki, i figli Nicola e Mauro Riva con Sergio, il primogenito della loro mamma; e dall’altro lato i compagni di squadra Tomasini, Greatti, Reginato, Brugnera, Gigi Piras, Copparoni, Selvaggi e l’amico Sandro Camba. Sedute nei banchi, in prima fila le care nipoti Virginia, Ilaria, Sofia, Cecilia e Gaia, e dall’altra parte il presidente del Cagliari Tommaso Giulini, e le istituzioni sportive e politiche. Più indietro i figli dell’amata sorella Fausta, Oscar ed Edis.

Fra i banchi della basilica sono tanti i calciatori e i personaggi del Mondo del calcio: oltre agli azzurri di cui si è detto prima, ci sono tutta la rosa del Cagliari Calcio e il tecnico Claudio Ranieri, le squadre giovanili, i due Gianfranco, Zola e Matteoli, Robert Acquafresca, Daniele Conti e Andrea Cossu. Ma anche una delegazione del Torino e l’ex attaccante e vice di Mazzarri, Claudio Bellucci. Tanti sono anche i fiori: Paola Cortellesi ha mandato un cuore di rose rosse, poi ci sono le corone dei compagni dello Scudetto, degli Sconvolts, della famiglia Moratti, del Milan, delle Fifa Legends e del presidente Fifa Infantino, della Lega di Serie A e di quella di Serie B, della Sampdoria e persino dei dipendenti di Amazon Italia Customer Service.

Fra i momenti più intensi della funzione religiosa, c’è senza dubbio l’omelia di Monsignor Baturi. «[…] Lo sport – ha affermato l’arcivescovo – è un dono del creatore perché aiuta a vivere in modo più bello, armonioso, equilibrato e forte. In questi giorni abbiamo celebrato tutto questo in Gigi Riva ma forse o soprattutto altro».

«Abbiamo ricordato i meriti dello sportivo e ammirato la grandezza dell’uomo, la sua generosità e riservatezza, quella profondità di amore e dolore, di passione e di malinconia mai gridata e si lasciava leggere con schiettezza ma mai possedere, che non si poteva né vendere né comprare. Non sorprende allora la presenza di tanti suoi ammiratori e amici e di questo popolo di Cagliari e di Sardegna, che è stato per lui una dimora accogliente lungo la vita, ha trovato in questo popolo una dimora bella, piena di calore e rispetto, di cui ha voluto condividere la bellezza e il cammino, le strade e l’odore del mare».

«Qui ha piantato la tenda della sua famiglia, ha cresciuto i suoi figli Mauro e Nicola, ha gioito per la nascita dei nipoti. Riva si è sentito parte di questo popolo e lo ha accolto come un figlio prediletto e che l’ha amato con devota ammirazione e rispetto, pieno di gratitudine. Adesso il cuore di Cagliari è qui, lo saluta e prega per lui il Signore che ama la vita». 

«[…] Per i credenti la morte è un passaggio necessario, è la consegna totale al Dio della vita nel quale ogni abbraccio, ogni sete, secondo le parole di Gesù nel Vangelo, vengono soddisfatti in eterno […] Corri di nuovo, caro Gigi, e tendi ancora quelle tue lunghe braccia al cielo. Noi oggi preghiamo perché il Signore ti venga incontro».

Seguono sentiti applausi di tutti. E alla fine della funzione anche Nicola Riva, il figlio maggiore di Gigi, prende la parola: «Ringrazio il presidente Mattarella, le autorità e il Cagliari Calcio, ma voglio dire grazie soprattutto alle migliaia di persone che ieri e oggi sono venute a rendergli omaggio, al freddo, fino alle 11 di sera, e che quando si avvicinavano ci dicevano: “È stato un grande uomo”. Non dicevano: “È stato un grande giocatore”. Io e mio fratello avremmo quasi voluto fare noi le condoglianze a loro. È andato via non solo mio padre, ma un parente di tutti».

E ha proseguito: «Lo dimostra l’incredibile affetto di cui ci avete circondati. Grazie per averlo accolto e avergli voluto bene. Non volevo parlare, ma non posso farne a meno e non posso non dire grazie a tutti i cagliaritani, i sardi che ci hanno stretto in un incredibile abbraccio. Io e mio fratello Mauro abbiamo voluto stringere le mani a tutti, ci siamo consolati a vicenda, qui papà ha trovato un’incredibile famiglia, gente che l’ha amato moltissimo, regalandogli la vita che voleva e la famiglia che non aveva più, e noi non potremo mai ringraziare abbastanza per questo. Ora spero che in cielo possa rivedere la sua mamma, che è la persona che più ha amato nella vita».

Subito suonano le note del Deus ti salvet Maria. Dalla madre alla madre, appunto, attraverso Maria, madre di Gesù e di tutti gli uomini. La canto con il cuore, per Gigi, per tutti quelli, tanti, che mi hanno chiesto di pregare per loro. Poi rapidamente il feretro, portato in spalla da ex compagni ed ex azzurri, raggiunge l’uscita principale della basilica. Parte un’altra musica, quella di “Quando Gigi Riva tornerà” di Piero Marras. Il sole, al tramonto, fa capolino sul mare e abbaglia gli occhi commossi di tutti i presenti.

Cagliari saluta Gigi, con le lacrime agli occhi, e con il cuore pieno di gratitudine. L’immensa folla intona nuovamente il coro: «C’è solo un Gigi Riva». La bara è trasportata al cimitero monumentale di Bonaria, dove il campione riposa nella Cappella d’Arcais, meta ogni giorno di pellegrinaggio. Anch’io, come tutti, mentre mi avvio verso la fermata del pullman che mi riporterà a casa, e vedo le lacrime sui volti di tanti giovani, che Gigi non l’hanno mai visto giocare, mi sento un po’ più solo. Ma nel cuore conservo una piccola gioia: ho potuto salutarlo cantando per lui il Deus ti salvet Maria.

Grazie di tutto Gigi, noi sardi non ti dimenticheremo mai

Paolo Camedda

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