Il 12 aprile 1970 il Cagliari di Manlio Scopigno conquista lo Scudetto dopo una cavalcata trionfale: ripercorriamo insieme le tappe di quella storica stagione.
Dopo il 2° posto nel 1968/69 dietro la Fiorentina di Pesaola, il Cagliari affronta la stagione 1969/70 con l’ambizione di lottare nuovamente per il titolo assieme alle big Juventus, Inter e Milan e alla Fiorentina, campione d’Italia uscente. Cagliari 1970: quella che ne verrà fuori sarà una stagione esaltante, che si concluderà con la conquista da parte dei rossoblù di uno Scudetto storico, che avrà conseguenze positive anche sul piano sociale, economico e culturale, segnando il riscatto dell’intera Sardegna, che inizierà un processo lento ma inesorabile di rinascita.
IL MERCATO GENIALE DI ARRICA
Il trionfo del Cagliari nasce nell’estate del 1969, e precisamente in sede di calciomercato. Il Deus ex machina di quell’impresa è il Vicepresidente e Direttore Generale Andrea Arrica, che ha ormai acquisito negli anni grande esperienza in sede di trattative ed era stato l’artefice qualche anno prima dell’acquisto di Gigi Riva dal Legnano.
La ‘genialata’ è la cessione di Roberto Boninsegna, grande centravanti ma che finiva un po’ per pestarsi i piedi con il bomber di Leggiuno, che ormai amava giocare sempre più in posizione centrale piuttosto che largo sulla fascia.
L’Inter di Fraizzoli, del resto, è alla disperata ricerca di un centravanti, e dopo che Anastasi firma con la Juventus, ha poche alternative e decide di puntare sul cavallo di ritorno. Il problema è la sua valutazione, lievitata nel corso degli anni, ben 650 milioni di Lire. Ma la volontà di chiudere l’operazione c’è ed Arrica è abilissimo a dettare le condizioni e ad imbastire un’operazione ad ampio raggio: l’Inter per aggiudicarsi ‘Bonimba’ cede ai rossoblù addirittura 3 giocatori, il big Angelo Domenghini, fortemente richiesto dal tecnico Manlio Scopigno e valutato 500 milioni di Lire, il centravanti di manovra Sergio Gori, per tutti ‘Bobo’, quotato 300 milioni, e il terzino- Cesare Poli (150), mentre il presidente dei sardi Corrias stacca un assegno da 300 milioni per i nerazzurri.

Con altri 100 milioni più Longo i rossoblù pescano anche in casa Atalanta, club da cui prelevano la punta Corrado Nastasio, che ricoprirà il ruolo di vice-Riva. L’ultimo tassello arriva con uno scambio di terzini con la Fiorentina campione d’Italia: Longoni si accasa in toscana, mentre in Sardegna approda Eraldo Mancin. Dissacrante, come al solito, è il commento del tecnico Manlio Scopigno su questa operazione, a chi gli chiede il motivo dell’affare: «Semplice, – dice – abbiamo scambiato una pippa con un’altra pippa. Tutto qui».
Senza grandi clamori, Arrica era così riuscito a rinforzare la squadra che l’anno prima aveva sfiorato lo Scudetto.
AVVIO FOLGORANTE
Scopigno dà subito un’identità precisa alla squadra costruita da Arrica. Fra i pali Ricky Albertosi è una sicurezza, in difesa i terzini titolari sono Martiradonna e Zignoli, Comunardo Niccolai è lo stopper e Tomasini il libero. A destra il tornante è Domenghini, che fa su e giù dalla fascia, mentre Cera è il playmaker con Nené e Greatti mezzali e in attacco Riva supportato da Gori.
La stagione inizia con un pareggio esterno fuori casa contro la Sampdoria, ma da lì in poi sarà un’escalation di risultati favorevoli. I rossoblù perdono però il libero Tomasini, che si infortunia gravemente al ginocchio e termina anzitempo la stagione. La sua assenza costringe Scopigno a spostare Cera nel ruolo di libero, affidando la regia a Greatti e inserendo Brugnera come mezzala. Domenghini e Riva regolano all’Amsicora un ostico Vicenza, superato 2-1, e la settimana seguente il Brescia in trasferta, portandosi a un punto dalla vetta. Quest’ultima sarà raggiunta dopo due successi di misura, con la Lazio in casa (goal di Brugnera) e con la Fiorentina, rivale della passata stagione, in trasferta, grazie a un calcio di rigore di Riva.
La settimana seguente la squadra rossoblù esce indenne dall’esame di San Siro: è 1-1 con l’Inter grazie a Nené, che nella ripresa riacciuffa i nerazzurri, passati in vantaggio nei minuti iniziali con una rete di Luisito Suarez. A Napoli invece è nuovamente Riva il mattatore, con una spettacolare doppietta che fissa il risultato sul 2-0 per i sardi. In casa contro la Roma decide un goal di Nené, prima dell’attesa sfida di andata con la Juventus all’Amsicora. Domenghini porta in vantaggio il Cagliari a inizio ripresa, ma l’algherese Cuccureddu, che gioca con la maglia bianconera, gela i tifosi rossoblù fissando il risultato sull’1-1. Nonostante il successo della Fiorentina, vittoriosa sul Bari, gli isolani mantengono in classifica un vantaggio di 3 punti sui viola, primi inseguitori.
Il 30 novembre il Cagliari rallenta, pareggiando 1-1 a Verona (rete di Greatti nel finale), ma va peggio ai viola, che perdono a Torino con la Juventus e vengono scavalcati al 2° posto dall’Inter. A inizio dicembre i sardi si riscattano superando il Bologna all’Amsicora per 1-0 con un goal di Riva che porta a +4 il distacco sulla seconda, nuovamente la Fiorentina.
Di mezzo ci si mette però l’influenza, che debilita i giocatori rossoblù prima dell’insidiosa trasferta di Palermo contro l’ultima in classifica.
DEBACLE A PALERMO E TITOLO D’INVERNO
Allo Stadio Comunale di Palermo gira tutto storto al Cagliari, che gioca forse la peggior partita dell’intero suo campionato. Troja porta in vantaggio i rosanero prima del termine del primo tempo e i rossoblù non riescono a raddrizzarla. L’arbitraggio di Toselli e soprattutto le decisioni del guardalinee Cicconetti non sono piaciuti a Scopigno, che a fine gara inveisce pesantemente sul collaboratore e si becca una pesante squalifica fino al 18 aprile. Al suo posto, dalla domenica successiva, sulla panchina rossoblù dovrà sedere il vice Ugo Conti.
Cagliari 1970: per gli isolani arriva il momento più delicato dell’intera stagione. Nelle due settimane successive il Cagliari pareggia con Bari (0-0 in trasferta) e Milan (1-1 in casa, goal di Riva in avvio), ma le inseguitrici, Juventus, Inter, gli stessi rossoneri e la Fiorentina restano attardati a -3 e la formazione sarda si laurea campione d’inverno con una giornata di anticipo, vincendo poi ampiamente la prima del nuovo anno contro il Torino, superato 2-0 all’Amsicora con i goal di Gori e Riva.
LA SCONFITTA CON L’INTER E IL PAREGGIO CON LA JUVENTUS
Superato il momento delicato, la squadra, pur con Scopigno squalificato, torna ad essere un rullo compressore: 4-0 alla Sampdoria alla prima di ritorno all’Amsicora (doppietta di Domenghini e goal di Riva e Gori), poi la grande vittoria sul Lanerossi Vicenza, la rivelazione del campionato. Decide una doppietta di Rombo di Tuono, con il goal vittoria siglato con una spettacolare rovesciata vincente.
Cagliari 1970: nella 18ª giornata i sardi travolgono in casa il Brescia per 4-0, con Brugnera sugli scudi con una doppietta e le reti di Gori e Gigi Riva a completare il poker. Contro la Lazio a Roma, alla 19ª, arriva il 4° successo di fila per gli isolani, che si impongono 2-0 grazie ai goal di Domenghini e Riva.
A quel punto però per i rossoblù arrivano i test più difficili: al Franchi contro la Fiorentina Riva e compagni strappano lo 0-0 in una gara molto combattuta, ma ne approfitta la Juventus, che dopo il k.o. dei sardi a San Siro contro l’Inter (1-0 con goal dell’ex Boninsegna) si porta a -1. La classifica recita infatti: Cagliari pt. 31, Juventus pt. 30.
I bianconeri sognano la rimonta, ma le cose non andranno come Rabitti e la società torinese speravano. I rossoblù infatti, reagiscono alla grande e superano 2-0 in casa il Napoli grazie ai goal di Gori e Riva su rigore, mentre la Vecchia Signora pareggia a Milano con l’Inter e torna a -2. Cagliari 1970: la situazione si mantiene inalterata alla 23ª, con un doppio pareggio: 1-1 del Cagliari sul campo della Roma (rete di Domenghini a replicare a Peirò) e 0-0 fra la Juventus e il Napoli.
Il Cagliari 1970 e il racconto dello Scudetto: la sfida che può decidere la stagione è dunque lo scontro diretto fra i piemontesi e i sardi, che si gioca a Torino il 15 marzo davanti a 70 mila spettatori. Nel primo tempo Niccolai la combina grossa e con un colpo di testa dalla parte sbagliata manda la palla alle spalle di Albertosi: 1-0 per la Juventus. I rossoblù a quel punto si riversano in attacco ed è Riva, chi se no, a trovare il varco giusto per l’1-1 poco prima che finisca il primo tempo.
«Batte un angolo Nené da destra: in area, avversari a grappolo, impegnati nello stacco: la palla ricade fuori dal mucchio: Riva la coglie di ginocchio e la batte a spioventino oltre compagni e avversari, che aggire fulmineo: prima che esca il portiere, prodigiosamente Riva incorna e segna!»
Cagliari 1970: nella ripresa a salire sugli scudi è però l’arbitro Concetto Lo Bello. Prima fischia un rigore molto generoso in favore dei bianconeri. Sul dischetto va Helmut Haller, la cui conclusione è però neutralizzata da Albertosi, che battezza l’angolo giusto. Secondo Lo Bello, però, il portiere del Cagliari si è mosso prima del fischio, ed ecco che il penalty, fra le proteste furiose dei giocatori rossoblù, su tutte di Gigi Riva, è fatto ripetere. «Cosa le devo dire per farmi buttare fuori?», fa il bomber di Leggiuno all’arbitro. Il direttore di gara però non estrae alcun cartellino e si limita a ribattere: «Pensa a giocare». Stavolta a battere dagli 11 metri è Anastasi, che con freddezza trasforma portando la Juve sul 2-1 al 66′.
Il clima è rovente, ma, secondo quanto raccontato da Pierluigi Cera, fu lo stesso fischietto siciliano a consigliare ai giocatori rossoblù di lanciare in avanti per Riva. Il colpo di scena decisivo arriva allora all’82’: Riva va giù su contatto con Salvadore e Lo Bello non ha dubbi: ancora rigore, questa volta per il Cagliari. A Riva, che si rende conto dell’importanza di quel tiro dal dischetto, tremano un po’ le gambe. Il numero 11 trova però comunque la rete, nonostante una conclusione non irresistibile soltanto deviata da Anzolin, che si muove peraltro ampiamente in anticipo, come dimostrano le immagini televisive dell’epoca: 2-2. Lo Bello gli strizza l’occhio, al che Riva gli chiede: «E se lo avessi sbagliato?». E il fischietto siciliano: «Nessun problema, l’avrei fatto ripetere».
BARI K.O. ALL’AMSICORA: CAGLIARI CAMPIONE IL 12 APRILE
Superato l’ostacolo più duro, il Cagliari di Scopigno non si fermerà più. La giornata successiva al pari di Torino i sardi battono di misura per 1-0 il Verona di Lucchi. All’Amsicora è sufficiente un calcio di rigore di Riva, mentre la Juventus è battuta al Franchi dalla Fiorentina e va nuovamente a -4. Così non porta conseguenze il pari per 0-0 fuori casa con il Bologna, con i bianconeri che nonostante il successo sul Milan sono a meno 3. Anche perché nella 27ª giornata il Cagliari si procura il match ball per conquistare lo Scudetto grazie al successo casalingo per 2-0 sul Palermo con i goal di Riva e Nené.
Tutto si decide così il 12 aprile del 1970 nella terzultima giornata. All’Amsicora il Cagliari affronta il Bari, mentre la Juventus è impegnata in trasferta a Roma contro la Lazio. Se i bianconeri cadono sotto le reti di Ghio e Chinaglia, i sardi vincono 2-0 grazie alle reti di Riva e Gori, che regalano matematicamente uno Scudetto leggendario alla formazione isolana.
Cagliari 1970: 42 punti contro i 37 di Juventus e Inter. Il Cagliari è campione d’Italia, quello che sembrava impossibile soltanto immaginare è realmente accaduto. Al fischio finale all’Amsicora, colmo di 28 mila spettatori, esplode la festa, con l’invasione di campo pacifica dei tifosi rossoblù e di Scopigno, che anche quella partita aveva dovuto seguirla dalla tribuna. «La folla si riversa in campo – racconta Sandro Ciotti alla Radio per ‘Tutto il Calcio minuto per minuto’ – senza per altro eccessiva indisciplina, quasi con pacatezza, con molto civismo…».
Quei festeggiamenti dureranno ben 2 settimane, con il Cagliari che comunque nelle ultime 2 giornate pareggia con il Milan a San Siro 0-0 e vince con un roboante 4-0 fuori casa con il Torino (doppietta di Riva e goal di Domenghini e Gori). La classifica finale recita: Cagliari campione d’Italia con 45 punti, davanti all’Inter, 2ª con 41, e alla Juventus, 3ª con 38. Uno Scudetto leggendario che resterà per sempre nella storia della Sardegna e nel cuore e nella memoria di tutti tifosi, del Cagliari in particolare. I quali, ripensando oggi a quel 12 aprile potrebbero cantare come David Bowie in una celebre canzone del Duca Bianco: “We can be heroes, just one day”.


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