Dopo il bagno di tifosi all’aeroporto di Elmas, il tecnico romano ha parlato in conferenza stampa: «Faremo di tutto per provare a salire». Ranieri si presenta
Con grande emozione, dopo l’abbraccio ricevuto dai tifosi all’aeroporto di Elmas, Claudio Ranieri ha parlato per la prima volta da tecnico rossoblù nella conferenza stampa di presentazione organizzata dal club isolano alla Unipol Domus. A fare gli onori di casa per il club il Direttore sportivo Nereo Bonato. Ranieri si presenta: «Buongiorno a tutti. Sono contento, sono felice, sono entusiasta di poter sedere ancora una volta sulla panchina del Cagliari». Con queste poche parole, il tecnico romano inizia la sua seconda avventura alla guida della squadra sarda, 31 anni dopo la fine della prima esperienza.
«Dentro di me c’era un maremoto, le emozioni indelebili di quello che era stato il mio precedente viaggio qui a Cagliari in Sardegna. E credo che ad un certo punto ho levato la parte egoistica. Cagliari è quella che mi ha fatto diventare grande, i 3 anni nell’isola mi hanno fatto capire che avrei potuto fare l’allenatore. Ero un ragazzo di 37 anni appena arrivato in serie C, e mi ponevo tante domande: “Cosa saprò fare, cosa potrò fare, cosa sarà di me e del Cagliari…”. Abbiamo fatto una cavalcata inimmaginabile inizialmente. Ricordo che gli Orrù mi dicevano: “Fra due anni ci saranno i Mondiali in città e vorremmo stare in Serie B”. Invece andammo in Serie A…».
«Ho sempre portato quei tre anni, Cagliari, l’isola e tutti voi giornalisti in ogni squadra in cui sono andato, ancor di più nei momenti bui che ogni allenatore incontra nella sua carriera. E lì c’era sempre la forza del Cagliari, dentro di me, che mi ridava la spinta per non mollare e tenere duro. Quando andammo in Serie A, nel girone di andata facemmo pochi punti, ma nel girone di ritorno ci salvammo con una giornata di anticipo. Per cui tutti questi miei ricordi mi mettevano paura. Mi chiedevo: “Perché io devo andare a sporcare questi ricordi bellissimi?”».
«Ma ad un certo punto mi sono detto, sempre dentro di me: “Ma perché sei così egoista, pensi solo a te stesso e non pensi al Cagliari che in questo momento è in difficoltà? C’era il figlio di Riva che mi scriveva: “Ti stiamo aspettando, tutti ti vogliono”. Questo ha cominciato a buttar giù granello dopo granello quel muro che avevo dentro di me. Gli dissi: “Ho paura di sporcare quello che avevo fatto la prima volta”. Ma lui mi rassicurò: “Non ti devi preoccupare, anche papà è entrato come presidente onorario tanti anni fa e nessuno si sogna di mettere in discussione quanto ha fatto da giocatore. Perché tu dovresti aver paura di sporcare quello che hai fatto? Quello nessuno te lo potrà cancellare”».
«Tutte queste piccole cose mi hanno portato a dire: “Sì, accetto”. E dopo è stato tutto consequenziale, di una semplicità estrema. Per cui io sono molto grato al presidente Giulini che mi ha riportato sull’isola. Adesso tutto questo entusiasmo che ho letto sui giornali e visto all’aeroporto devo tramutarlo in punti. Perché sono stato chiamato per fare punti. Non vi nascondo le difficoltà, ma per questo evidentemente sono nato. Quando venni la prima volta non sapevo se potevo fare l’allenatore e c’erano delle difficoltà. E nella mia carriera sono stato in molte squadre dove c’erano delle difficoltà economiche e mi sono sempre rimboccato le maniche. Ho tanto entusiasmo, che trasmetterò ai miei giocatori, ho voglia e ho dentro di me la conoscenza per cercare di trovare il meglio per ogni situazione (il calcio è evoluto tantissimo e i giocatori oggi sono più smaliziati e sanno interpretare più sistemi di gioco)».
«Sono contento di tornare – ribadisce il tecnico romano –, non vedo l’ora di iniziare e di risentire il pubblico che ci aiuta e ci sostiene. Io vengo con tanto entusiasmo ma ce lo devono dare i giocatori per primi e poi i tifosi. A loro dico: “Un giocatore può giocar male, ma voi stateci dietro”. Non c’è peggior cosa che giocare in casa e sentire i propri tifosi mormorare. Alla fine fischiate e contestateci. Ma durante la partita soffiateci dietro. Lo so per esperienza: quando si affronta il Cagliari, in Serie B e in Serie C, tutti vogliono batterlo, soprattutto qui in casa, dove le squadre magari stanno tutte più chiuse e vengono a giocare in contropiede. Lì c’è ancora difficoltà. Quindi ai tifosi dico: “Stateci vicino, noi giocheremo sempre per cercare di vincere. Saremo seri, saremo determinati”».
Ranieri si presenta: «Voglio una squadra che senta l’appartenenza dell’isola. C’è l’Athletic Bilbao che ha giocatori soltanto baschi. Io voglio giocatori che sentano il senso di appartenenza, di stare a Cagliari, di stare sull’isola, lottare e combattere per i sardi».
Quanto al calciomercato, l’esperto tecnico precisa: «Ogni giocatore rende in maniera diversa a seconda dell’allenatore che lo stimola e che ha davanti. Voglio conoscere bene i giocatori a disposizione prima di scegliere, ma soprattutto voglio giocatori che vogliono stare qua. Se c’è un giocatore che mi dice: “Mister, io non me la sento”, sono il primo ad accompagnarlo fuori. Ho bisogno soltanto di guerrieri, di giocatori che danno tutto sul campo. Questo tipo di giocatore è quello che andrò a ricercare sul mercato. Si parla spesso col Direttore ma al momento è tutto prematuro. Sappiamo che abbiamo un mese a disposizione e che non dobbiamo sbagliare i colpi che porteremo sull’isola. Questa è la cosa più importante. La squadra sarà un mix. Chi mi dimostra che lega con i suoi compagni di reparto giocherà. Poi non guardo né stipendio né età».
Capitolo Radja Nainggolan: «Ho letto sui giornali, evidentemente lui e il suo agente spingono per tornare ma noi non ne sappiamo nulla, per cui è prematuro parlare di un ritorno di Nainggolan al Cagliari».
Quanto agli obiettivi stagionali, Ranieri non si nasconde: «Io per carattere voglio tutto e subito. Ma è logico che partendo con l’handicap cercheremo di fare del nostro meglio. Non posso promettere altro che tanto entusiasmo, amore e lavoro, lavoro e lavoro, e non arrendermi mai dopo una sconfitta o una brutta partita. Non fa parte delle mie corde e non deve far parte delle corde dei giocatori. Sappiamo che abbiamo una responsabilità e cercheremo di portarla avanti. Il contratto lungo è per cercare di trovare i giocatori giusti per il Cagliari del futuro, un futuro che è domani, non è fra due anni e mezzo quando scadrà il contratto. Sono venuto qui per cercare di tracciare una linea. Con il direttore ci siamo capiti subito e cercheremo di trovare i giocatori giusti per noi».
«Visto da fuori il Cagliari mi dava l’idea di una squadra che non si è ambientata nel campionato di Serie B. La Serie B è totalmente diversa dalla Serie A, in Serie A sei tu che magari non devi fare la partita e la fanno le altre squadre che lottano per lo Scudetto. Invece quando scendi di categoria diventi tu la squadra da battere. Voglio capire se questi ragazzi hanno capito che stanno in Serie B. Diverse squadre, l’ultima il Crotone, hanno fatto A-B-C. Quando io sono venuto la prima volta il Cagliari aveva fatto A-B-C e doveva risalire. Se io sono qui è proprio perché l’ho battuta con il Campania Puteolana».
«Quando vennero a giocare da noi c’era vicino a me il presidente Orrù, che non conoscevo. I giocatori del Cagliari stavano facendo riscaldamento su un tratto del campo dove l’assessore aveva fatto riseminare e stava spuntando l’erba. Lui mi chiese: “Che dici Claudio, li mandiamo via, li facciamo spostare?”. Ed io risposi: “Non li svegliare, questi stanno dormendo, perdono la partita e non se ne accorgono”. Si riscaldavano con tutti colpi di tacco. Andai dai miei e gli dissi: “Guardate come si riscaldano, mangiamoceli vivi!”. E vincemmo la partita. Quel Cagliari non aveva capito che stava in Serie C, come credo che questo Cagliari, fino a poco tempo fa, non aveva ancora capito di stare in Serie B. Il mio sforzo più grande sarà far capire ai miei giocatori che stiamo in Serie B e dovremo lottare su ogni pallone. Come diceva Al Pacino, dovremo lottare su ogni singolo centimetro. Questo mi aspetto dai miei giocatori».
Sul piano tattico, Ranieri chiarisce: «Devo essere sincero perché non ho nessun modulo di riferimento. Il riferimento me lo danno i giocatori. Così sui due piedi dico che abbiamo due grandi attaccanti e io voglio tenerli. Vediamo come, gli altri dovranno adattarsi a tutto questo. Vedremo come. Se loro due vanno d’amore e d’accordo e si aiutano l’uno con l’altro, credo che siano poche in Serie B le squadre con due bocche da fuoco così importanti. Per cui la mia idea adesso è loro due, poi starà a loro confermarmi questa mia impressione. Ma non ho un sistema preordinato. Spesso bisogna saperlo cambiare al volo per sorprendere l’avversario».
«La classifica è veritiera, ovunque si stia. Ti dice il valore attuale di quella squadra. È logico che abbiamo due lepri là davanti, Frosinone e Reggina, ed io, come allenatore del Cagliari, anche se sono distanti, devo darmi l’obiettivo di riprenderle. Questo voglio dai miei giocatori. Poi magari non lo centreremo, ma dobbiamo andarci vicino. Se io non ho neanche l’ambizione di provarci non centro nessun obiettivo. Io chiederò ai miei di dare il massimo in ogni allenamento, perché io sono convinto che come ti alleni poi giochi. Poi può capitare di sbagliare una partita, di non essere in grande condizione mentale in quella gara, ma se tu ti alleni sempre a 100 all’ora giocherai a 90 all’ora, qualcuno giocherà a 110. Per cui io voglio il massimo da me stesso e dai miei giocatori. Non sono mai contento, voglio sempre qualcosa in più. Solo così si può vincere qualcosa».
«Chi porterei in questo Cagliari se avessi la macchina del tempo? Matteoli», dice senza tentennamenti il tecnico rossoblù. Ranieri si presenta: «Non so fingere – assicura -, sono molto trasparente nelle emozioni e nei sentimenti, per cui dico sempre quello che penso. Il “dilidin dilidon” da quando ho vinto con il Leicester non mi esce più, l’ho notato. Magari do qualche impropero in più ai giocatori… È stato bello e molto simpatico quando abbiamo vinto il campionato inglese che Bernardini, il mio capitano del 1988, mi abbia mandato la fotografia della campana che gli avevo regalato».
«Mi sono buttato in questa avventura con tutto il mio entusiasmo. Per cui ai nostri tifosi dico: “Entusiasmo sì, ma stateci vicino. Amateci per quello che possiamo dare adesso, non chiedeteci la luna. Sarò poi io negli spogliatoi a chiedere ai miei giocatori la luna, il sole, il mare, tutto. Ma voi stateci vicino”».
Novità importanti ci saranno nelle abitudini settimanali e nel rapporto della squadra con la realtà sarda. «Porto tutte le mie conoscenze, le riverserò ai giocatori. Darò tutto me stesso, tutto quello che ho immagazzinato in questi anni di esperienza. Sto pensando se far assistere agli allenamenti i giornalisti, e credo che sarà possibile. Non so se sarà possibile qualche volta far entrare anche i tifosi. Ma quello che mi piacerà fare subito è il giovedì andare a fare la partitella in giro qua vicino. Loro vengono la domenica a vedere la partita, e noi andiamo a casa loro durante la settimana».
Ranieri si presenta ed è pronto ad assumere il ruolo di guida della squadra. Le situazioni difficili non lo hanno mai spaventato: «Andai a metà febbraio al Parma, che era ultimo in classifica, e ci salvammo. Andai alla Sampdoria e ci salvammo. Qui dobbiamo salire, non posso promettere che ce la faremo, ma che faremo di tutto per provarci questo sì. So che è difficile, però io sono fiducioso nelle mie possibilità, in quelle della società e soprattutto dei giocatori, che sono il motore della squadra. Cercherò di inculcare il senso di appartenenza, l’amore che bisogna avere per la squadra da cui sei pagato. Dare sempre il massimo, così dopo, anche se perdi, nessuna critica ti potrà ferire perché sai di aver dato il massimo. Tante volte il massimo è bello, a volte non sai perché non riesci a darlo. Starà poi a me, dalla panchina, togliere questo o l’altro dal campo quando non riesce a dare il massimo».
«Dai giocatori io voglio il massimo, voglio dei guerrieri, poi subentra l’aspetto tecnico. Ma intanto dammi il 100% di te. Cagliari la sfida più grande della mia carriera? È una sfida particolare, che mi bolle dentro, se no non sarei tornato».
L’appuntamento è fissato per sabato 14 gennaio alle 14 alla Unipol Domus per la ripresa del campionato contro il Como, nella partita che segnerà il secondo debutto di Claudio Ranieri sulla panchina rossoblù. Intanto nel pomeriggio il tecnico romano ha condotto il suo primo allenamento nei campi di Asseminello.
La squadra è scesa in campo per svolgere inizialmente degli esercizi di attivazione. A seguire serie di partitelle 4 contro 4 ed una partita giocata su spazi ridotti. L’ultima parte è stata dedicata alla fase atletica. Ancora a parte Alessandro Di Pardo, Marco Mancosu e Marko Rog, che hanno svolto lavori atletici individuali. Mercoledì la preparazione proseguirà con una doppia seduta di allenamento.

