João Pedro e la pesante eredità della maglia numero 10

Retrocesso in Serie B, dopo 8 anni il Cagliari dovrà fare a meno del suo numero 10: João Pedro e la pesante eredità di una maglia che scotta

Arrivò la prima volta in Serie A molto giovane, a 18 anni, collezionando una sola presenza nel massimo campionato con la maglia del Palermo, e, gioco del destino, proprio contro i sardi. Dopo alcune esperienze in Portogallo, Brasile, Uruguay e nuovamente Portogallo, João Pedro da Ipatinga ci tornerà a 22 per incollarsi addosso, e diventare un tutt’uno, con quella rossoblù.

Nel 2016, quando il Cagliari è tornato in A, il brasiliano, era già uno dei maggiori pilastri del duo Rastelli-Capozucca, come ampiamente ammesso da entrambi. L’elemento essenziale assieme a Marco Borriello di quella rosa, squadra neopromossa con ampi margini di miglioramento. Dal DS attuale sempre parole al miele:

«Ho un debole per João – disse all’epoca –, abbiamo uno degli attaccanti più forti della storia rossoblù, se messo in condizione potenzialmente è un bomber da 20 reti».

E João Pedro ha lasciato un segno in Serie A, con la sua unicità, il suo stile prettamente delicato, mai troppo abituato a restare al centro della scena. Ed è stato bello osservarlo mentre aspettava, percorrendo la trequarti quasi sovrappensiero, rientrando tardi dal fuorigioco, tirando fuori dal cilindro anche gol di pregevole fattura, come quello del 9 aprile scorso alla Juve, o la perla magica nel marzo 2020 contro la Roma. Il bomber, ormai ex Cagliari ha segnato uno dei suoi gol più belli in carriera, con una rovesciata in acrobazia che non ha lasciato scampo al portiere del Torino il 6 dicembre 2021.

In tutto ha giocato 270 partite, e segnato 86 gol, andando sempre in doppia cifra negli ultimi tre campionati di Serie A: 18 le reti nel 2019/2020, 16 nel 2020/2021 e 13 nell’ultimo torneo. Ma già nel 2015/2016 era stato determinante per il pronto ritorno del Cagliari in Serie A con 13 gol e 7 assistNella storia del Cagliari c’è stato un solo giocatore che ha segnato più gol in Serie A rispetto al brasiliano. Si tratta del mito Gigi Riva.

Giocatore duttile in grado di esibirsi in varie vesti nel reparto offensivo. Trequartista, prima punta atipica (falso nove), ala destra o sinistra in un tridente e poi, soprattutto, seconda punta. E soprattutto capitano, nelle ultime 2 stagioni e precedentemente in 2 gare con il Napoli e con SPAL e Lazio. Svariate le sue esultanze, spesso elaborate su su suggerimento del figlio più grande. In una di queste si batte una tempia con la punta dell’indice, guardando in modo buffo e provocatorio il pubblico o la telecamera.

Nel suo lungo percorso in rossoblù un solo momento difficile, il ‘caso doping’ del 2018. Joao Pedro risulta positivo al test effettuato al termine di una sfida contro il Sassuolo. La positività è confermata dalle controanalisi e la Procura chiede una squalifica di quattro anni, ma alla fine lo stop sarà di soli 6 mesi.

Poi quegli ultimi 120 giorni che avrebbero potuto consacrarlo e che invece hanno segnato la sua separazione dal Cagliari. Roberto Mancini lo convoca prima per lo stage di fine gennaio, poi per gli spareggi Mondiali di marzo. Il 24 marzo, entrando nel finale di Italia-Macedonia del Nord per gli spareggi in Qatar 2022 a Palermo, l’attaccante del Cagliari Joao Pedro corona il sogno della carriera di ogni atleta: vestire i colori della Nazionale.

Non quella verdeoro, che aveva vestito da ragazzo, ma quella azzurra come oriundo. L’italo-brasiliano – con il numero 9 sulle spalle – sfiora anche il gol con una deviazione sotto misura nel finale di un match stregato, che purtroppo verrà ricordato solo per amarissimi motivi. Vince la Macedonia del Nord con un gol di Trajkovski, gli azzurri resteranno fuori dal Mondiale per la seconda edizione di fila, come non era mai accaduto.

Dalle stelle alle stalle il passo è breve. João è vittima di critiche ingiuste e generose di chi designa lui, oriundo, come capro espiatorio della debacle. E con il Cagliari non gli andrà meglio: dopo prestazioni non all’altezza, a Venezia, il 22 maggio, mentre l’Udinese travolge la Salernitana, anche João precipita in una serata no e vive la sua seconda retrocessione con la maglia del Cagliari dopo quella del 2014-15.

Quindi le parole di Capozucca, a sancire la fine di un rapporto in un modo che in tanti, forse lui stesso avevano immaginato diverso:

«Uno come lui in Serie B è sprecato, ha mercato ed è giusto che prosegua per la propria strada».

Così sarà: il passaggio, in silenzio, al Fenerbahçe, di fronte a un club in difficoltà economiche che ha deciso di privarsi di tutti i giocatori che con il loro ingaggio pesano sul bilancio. E quelle parole di una parte dei tifosi, non tutti, che senza dubbio feriscono, appaiono stridenti di fronte all’apporto dato dal giocatore alla causa isolana lungo la sua permanenza nel club.

Il diritto di esprimere la propria opinione, per carità, è legittimo, ma sempre nei limiti dell’equilibrio e della buona educazione: il ragazzo ha dato tanto al Cagliari e, numeri alla mano, resterà nella sua storia. João Pedro e la pesante eredità: bisogna rammendarsi che per quanto discontinuo nell’arco dell’anno, è soprattutto grazie a lui e a Pavoletti che il Cagliari in molti match è riuscito a strappare il risultato negli ultimi anni dell’era Giulini. Non solo: ragazzo generoso, JP10 ci ha sempre messo il cuore, nella buona e nella cattiva sorte, dimostrando sempre estrema disponibilità verso i tifosi, anche quando si trattava di fare una foto o firmare autografi.

Le bandiere, nel calcio di oggi, ormai sono casi eccezionali e non si può pretendere che un ragazzo di 30 anni, dopo aver rifiutato destinazioni come Salerno e Torino, di fronte ad un’offerta importante di un club estero quale è il Fenerbahce, abituato a frequentare i palcoscenici prestigiosi delle Coppe europee, di fronte ad una società che gli ha fatto intendere di trovarsi una nuova destinazione, possa puntare i piedi e dire di no.

Le storie, occorre prenderne atto, non sempre finiscono come vorremmo. João Pedro e la pesante eredità: ora la sua maglia numero 10 finirà forse sulle spalle dell’ultimo arrivato, Gianluca Lapadula, che ancora non ha comunicato il numero che indosserà in rossoblù. Di certo, chiunque porterà quella casacca, che in passato era stata prima di Matteoli e poi di Zola, e che negli ultimi anni JP10 ha onorato, non potrà non sentirne il peso.

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