Certo, il Cagliari ha avuto grandi uomini, in termini di stazza e altezza, decisivi per la sua storia. Colossi, o semplicemente attaccanti ben piazzati oltre il metro e 80 che come punte centrali sono stati decisivi. A far esaltare in termini di tecnica, però, sopratutto i piccoletti. Come Gaetano Vasari.
Non era Giorgio Vasari, non dipingeva calcio, ma aveva dalla sua un’ottima tecnica di gioco, di corsa e dribbling, il piccolo palermitano che nel 1997 viene acquistato dal Cagliari appena retrocesso in Serie B.
Insieme a Muzzi, Dario Silva, De Patre e soci comporrà una squadra letale per la Serie B, con un tasso di qualità veramente elevato considerato la seconda serie in cui il Cagliari finirà prima di risalire prontamente.
Vasari, che dopo la fine della carriera ha aperto un panificio davanti al Barbera di Palermo, diventerà esterno destro offensivo dopo essere stato per diverso tempo una seconda punta. Intuizione di Ventura, adottata in maniera continua dopo Cagliari.
A Cagliari, ‘topolino’ Vasari segna solo tre reti, ma fornisce diversi assist e si mette subito in luce in Serie A, presupponendo anche una possibile chiamata nella Nazionale azzurra. Venne preso in considerazione, ma la chiamata non arrivò mai.
Cagliari e Sampdoria sono state le sue grandi stagioni, in un calcio a dir poco competitivo sopratutto nel reparto offensivo. Una scheggia impazzita, un topolino tra felini. Da superare in velocità, sotto le gambe, in fuga.
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