L’attaccante del Cagliari Pavoletti prova a bruciare i tempi per il suo rientro dopo l’infortunio e rivela: «Il calcio per me è un lavoro, non mi diverto»
Mentre il Cagliari continua a stupire inanellando risultati positivi, il suo bomber Leonardo Pavoletti continua il suo programma di recupero dopo l’operazione in Austria per la lesione al legamento crociato e al menisco e pensa ad accelerare il suo rientro. L’attaccante rossoblù ha rilasciato una lunga intervista al settimanale ‘GQ’, nella quale ha parlato anche di quelli che saranno i tempi di recupero.
«Fine agosto, salto, metto il piede a terra, sento un rumore forte e secco. – ricorda l’attaccante del Cagliari – Capita, non ne faccio un dramma e non dico che sono sfortunato. Sto lavorando sodo, spero di tornare a marzo». L’obiettivo è quello di provare a convincere Mancini a portarlo agli Europei. «A giugno 2020 ci sono gli Europei, – ha spiegato Pavoletti – avrò soltanto pochi mesi a disposizione, voglio convincere Mancini a convocarmi».
Quanto al suo rapporto con il calcio, Pavoletti sorprende un po’ tutti: «Se mi diverto a giocare a calcio? Mmm… no. Scherza, vero? Non mi diverto, dico sul serio. Si tratta di un lavoro, lo faccio meglio che posso ma tutto finisce lì. Sono un tipo strano: a casa non guardo mai le partite alla tv, troppa ansia, finisce che mi immedesimo e allora meglio lasciar perdere».
Infine sul razzismo e l’omosessualità nel mondo del calcio: «La situazione è desolante, – ha dichiarato – lo stadio è lo specchio della nostra società: penso con tristezza a questi poveri ragazzi di colore, non hanno nessuna colpa. È impossibile che non ci siano gay nel calcio, mi spiace che si nascondino ma il nostro è un mondo maschilista e posso capirlo».

