Il Ninja, regolarmente convocato, potrebbe fare il suo terzo debutto in rossoblù contro il Benevento. Cresce l’attesa per la sfida della Sardegna Arena
Un ritorno in Sardegna condito di felicità e fastidio. Felicità perché Radja Nainggolan, una volta varcata la soglia dell’aeroporto di Elmas/Cagliari ha sentito aria di casa, calore umano. Un tempo e un contesto diverso dalla fredda Milano, dove ha maturato un forte fastidio sia verso la società dell’Inter e sia verso il suo ex allenatore, Antonio Conte. Dopo tutto, viste le sue qualità, avrebbe meritato ben di più di pochi minuti disponibili per incidere in una gara.
Ritorna a Cagliari e lo fa con la massima carica possibile. Non è accertabile la sua condizione fisica, dopo quattro mesi passati ad allenarsi con poca voglia e a non giocare. Però Di Francesco non ha alternative e non può permettersi di tenerlo in panchina contro il Benevento. E’ infatti la classica gara da dentro o fuori, quella che può determinare in positivo o in negativo un percorso stagionale.
Non si può rinunciare a Nainggolan. E’ il leader che mancava, il totem a centrocampo che può dare quel qualcosa in più che i compagni non hanno. A partire dall’attaccamento alla maglia, dalla conoscenza dell’ambiente e dell’allenatore. All’importanza di una vittoria o di una sconfitta in un contesto sempre avaro di successi.
Potrebbe giocare in qualsiasi zona del campo, ma il Cagliari di oggi gli chiede di essere soprattutto un regista. Un po’ la stessa idea di Maran un anno e mezzo fa, accantonata dopo le prime poco appariscenti partite.
Ma oggi non ci sono alternative ed è la soluzione che il belga vorrebbe da tempo: un ruolo che lo faccia correre di meno e ragionare di più, che gli permetta di mantenere bene la propria condizione fisica e dunque di giocare di più rispetto a quanto fatto finora.
I primi risultati si vedranno contro il Benevento. Se successo sarà, sarà una risposta utile per la società, per il giocatore e per l’allenatore. Con un risultato diverso, i ragionamenti si farebbero più complicati. Ma c’è tempo per guardare con fiducia al futuro.
di Simone Spada

